

Qualche anno fa i Verdena scrissero "Trovami un modo semplice per uscirne"
Ci sono relazioni -un amore- che fanno male, che ti portano all'esasperazione, che ti schiantano. Eppure si rimane lì, appesi, incapaci di terminarle. La lucidità che a tratti sopraggiunge non basta, segno che -chi ha letto "Farsi male" di Lingiardi lo sa bene- ci sono motivazioni profonde, recondite, che governano i nostri pensieri e le nostre emozioni. L'io e la coppia sono rotti e incrinati ma non importa, si va avanti nell'attesa e nella speranza di un futuro generoso e premiante, un futuro solo ipotetico però, destinato, in tutta probabilità, a non essere, date le dinamiche da cui si origina.
Nel mentre, i giorni passano e la vita scorre. Già questo, vivere e sentire, per alcuni, è comunque un traguardo.
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Qualche anno fa i Verdena scrissero "Trovami un modo semplice per uscirne"
Ci sono relazioni -un amore- che fanno male, che ti portano all'esasperazione, che ti schiantano. Eppure si rimane lì, appesi, incapaci di terminarle. La lucidità che a tratti sopraggiunge non basta, segno che -chi ha letto "Farsi male" di Lingiardi lo sa bene- ci sono motivazioni profonde, recondite, che governano i nostri pensieri e le nostre emozioni. L'io e la coppia sono rotti e incrinati ma non importa, si va avanti nell'attesa e nella speranza di un futuro generoso e premiante, un futuro solo ipotetico però, destinato, in tutta probabilità, a non essere, date le dinamiche da cui si origina.
Nel mentre, i giorni passano e la vita scorre. Già questo, vivere e sentire, per alcuni, è comunque un traguardo.
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Scrivo al volo quello che mi sta venendo ora, a pochi minuti dall'ultima pagina. Lo faccio comunque, incurante dello stato confusionario in cui si trovano i miei pensieri, in barba alle mille domande che mi stanno crivellando la testa e pienamente conscio di quanto questa riflessione sia esigua rispetto ai temi trattati nel libro.
Seguo volutamente l'istinto, però: credo sia proprio questo ciò di cui Zannoni ha voluto parlare. Dell'istinto animale, della scintilla all'azione, dell'impulso a fare.
Di questo ha bisogno la natura per regnare su questo pianeta: le servono fatti, uno dopo l'altro, in successione, singolarmente insignificanti, ad impatto estremamente localizzato. Quindi, se l'importante è agire secondo istinto, a che serve la ragione? A cosa serve la conoscenza? Forse ad abituarci alla tristezza e alla solitudine, a prepararci, quindi, a quell'ultima fatale azione che tocca a ogni essere vivente.
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Scrivo al volo quello che mi sta venendo ora, a pochi minuti dall'ultima pagina. Lo faccio comunque, incurante dello stato confusionario in cui si trovano i miei pensieri, in barba alle mille domande che mi stanno crivellando la testa e pienamente conscio di quanto questa riflessione sia esigua rispetto ai temi trattati nel libro.
Seguo volutamente l'istinto, però: credo sia proprio questo ciò di cui Zannoni ha voluto parlare. Dell'istinto animale, della scintilla all'azione, dell'impulso a fare.
Di questo ha bisogno la natura per regnare su questo pianeta: le servono fatti, uno dopo l'altro, in successione, singolarmente insignificanti, ad impatto estremamente localizzato. Quindi, se l'importante è agire secondo istinto, a che serve la ragione? A cosa serve la conoscenza? Forse ad abituarci alla tristezza e alla solitudine, a prepararci, quindi, a quell'ultima fatale azione che tocca a ogni essere vivente.
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La mia copia ha una macchia sulla D di ALCIDE. In realtà è una macchia negativa, una mancanza di inchiostro nero a rivelare lo sfondo bianco. Lo sbilico per me è quella cosa lì. Quel buco, quello spioncino. È apertura. È inclusione.
È dolore.
È fatica, poi. Nel quotidiano, nelle piccole cose e nelle grandi.
È il perenne tentativo di non cadere. Camminare sulla parola SBILICO, in cima ad una I, sul bordo di una O.
È ciò che, quando il male ci arriva addosso, ci impedisce di dire, come fa il medico dell'ecografia, che ci stavamo solo grattando la testa.
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La mia copia ha una macchia sulla D di ALCIDE. In realtà è una macchia negativa, una mancanza di inchiostro nero a rivelare lo sfondo bianco. Lo sbilico per me è quella cosa lì. Quel buco, quello spioncino. È apertura. È inclusione.
È dolore.
È fatica, poi. Nel quotidiano, nelle piccole cose e nelle grandi.
È il perenne tentativo di non cadere. Camminare sulla parola SBILICO, in cima ad una I, sul bordo di una O.
È ciò che, quando il male ci arriva addosso, ci impedisce di dire, come fa il medico dell'ecografia, che ci stavamo solo grattando la testa.
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A Marco, il colibrì, la vita capita. A lui non è dato scegliere, gli eventi accadono e basta. La vita lo sfida e lui va avanti, come meglio può, attraversando dolori e fatiche, dandosi e consumandosi, cercando e costruendo stabilità dove non ce n'è. Nemmeno in questo caso però lo fa per scelta. Deve semplicemente farlo.
Per gran parte della sua esistenza, Marco resta immerso in una realtà intrisa di malinconia e nostalgia. I rimpianti lo accompagnano, persistenti. E come dargli torto in fondo? Viene naturale chiedersi a quali mirabolanti acrobazie sia destinato un colibrì: dove potrebbe andare, cosa potrebbe raggiungere.
Lui però sta fermo. È bravo in quello, è stato disegnato per quello. Marco lo capisce, ne prende consapevolezza, evolve e abbraccia il suo prezioso destino, testimoniandoci che si può essere grati ed in pace con se stessi anche per una vita segnata dal sacrificio, dalla tristezza e dal dolore.
A Marco, il colibrì, la vita capita. A lui non è dato scegliere, gli eventi accadono e basta. La vita lo sfida e lui va avanti, come meglio può, attraversando dolori e fatiche, dandosi e consumandosi, cercando e costruendo stabilità dove non ce n'è. Nemmeno in questo caso però lo fa per scelta. Deve semplicemente farlo.
Per gran parte della sua esistenza, Marco resta immerso in una realtà intrisa di malinconia e nostalgia. I rimpianti lo accompagnano, persistenti. E come dargli torto in fondo? Viene naturale chiedersi a quali mirabolanti acrobazie sia destinato un colibrì: dove potrebbe andare, cosa potrebbe raggiungere.
Lui però sta fermo. È bravo in quello, è stato disegnato per quello. Marco lo capisce, ne prende consapevolezza, evolve e abbraccia il suo prezioso destino, testimoniandoci che si può essere grati ed in pace con se stessi anche per una vita segnata dal sacrificio, dalla tristezza e dal dolore.