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See allQuesto è stato il primo libro di Svetlana Alexievich che ho letto e sicuramente recupererò anche le altre sue opere.
Il libro si presenta come una raccolta di interviste a persone che hanno vissuto in URSS, le quali raccontano frammenti della propria vita prima e dopo lo scioglimento dell'Unione Sovietica.
La struttura è inevitabilmente frammentaria e talvolta i contenuti sembrano ripetersi; dopotutto come sottolineano alcuni degli stessi intervistati, “siamo tutti dei sovok”. Tuttavia, è proprio questa ripetizione a rendere evidente come certi pensieri e disillusioni appartengano a un'intera generazione, se non a un popolo. Le storie sono spesso dure e dolorose, e non sempre facili da affrontare, ma difficilmente lasciano indifferenti.
Ho apprezzato in modo particolare la prima parte, “L'apocalisse come consolazione”, incentrata sugli anni della perestrojka: la vita “nelle cucine” sovietiche, la speranza in un socialismo diverso e, infine, la profonda disillusione che ha seguito ciò che è venuto dopo.
Un'ottima introduzione alla storia della tecnologia cinese degli ultimi 70 anni. Il libro descrive, in maniera molto scorrevole, fatti e modi della rapida innovazione scientifico/tecnologica che ha portato la Cina a passare da “Fabbrica del mondo” a potenza tecnologica nel giro di pochi decenni.
Ho apprezzato come il racconto sia riuscito ad intrecciare la storia degli scienziati protagonisti dell'innovazione al contesto politico che ha chiaramente dettato modalità e direzione della ricerca.
Da non sottovalutare la corposa bibliografia ricca di libri e articoli di riferimento divisi per capitoli e soprattutto temi, che risulta ottima per approfondire i temi di interesse.