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See allL'epopea di Gilgamesh si è rivelata molto diversa da come me l'immaginavo. Io, forse con troppa naif-ità mi aspettavo un'impresa eroica stile epica greca. Invece il nostro seppure semidio si comporta tutt'altro che da tale. È un anti-eroe, che fallisce e quando non lo fa è solo grazie all'appoggio suo fedele amico Enkidu. Gilgamesh è un semidio che è ossessionato dall'idea di morire dimenticato, e questo è il suo unico successo: ancora oggi parliamo e leggiamo di lui. La cosa più affascinante, che per me è rappresentativa dell'originalità di questo racconto, è la struttura anti-climax del tutto. Ogni volta che ci si aspetta una sopraffazione di Gilgamesh sulle avversità del fato, ecco invece che la narrazione vira verso conclusioni veramente inaspettate. L'esempio più eclatante è alla sua prima prova di forza contro il guardiano della foresta. Dopo pagine e pagine di un viaggio il nostro è di fronte alla bestia e... si addormenta. Ho riso per 5 minuti netti. Ma a ben pensarci... chi non lo farebbe, semidio o no, dopo giorni e giorni di viaggio?!
Altro aspetto assolutamente inaspettato per me è stato quello della cattiveria degli dei, della loro puerile isteria, in questo ricorda molto il Dio dell'antico testamento, che agisce più per ripicca che per altro, come agiscono per ripicca anche questi “Dei vicini”. Anche da questo punto di vista il testo è assolutamente affascinante, l'impossibilità del genere umano di comprendere l'atteggiamento ermetico del divino.
Valutazione 4+
Ok, questo è probabilmente uno dei libri più strani in circolazione. Non perché sia indecifrabile come il Voynich Manuscript, né perché sia particolarmente meta-letterario o post-moderno, tantomeno è particolarmente sperimentale in sé. Ma, già a partire dalla copertina iniziano le domande. La prima: perché non c'è un riassunto, uno straccio di trama, o una presentazione dell'autore? Non c'è. Se uno non sa ESATTAMENTE il contenuto di questo libro...beh semplicemente rimane nell'oblio.
Poi inizi a leggere e la prima il primo periodo è pressappoco “corse via perché lo volevano inculare”. Fino a qui, direte voi, niente di poi così strano. Ma leggi la pagina e non c'è punteggiatura, neanche per i dialoghi. Continui e più lo fai più tu ricorda una strana fusione del metodo di Keruac misto a Bukowski. Ah! Aspetta, è scritto in terza persona. Cioè a leggerlo sembra Sulla Strada, ma è in terza persona, interessante. Realizzi che è in spagnolo. Spagnolo di dove, il mondo hispano-hablante è vasto...Colombia. Stile beat in Colombia? Sarà mica uno di quei nadaisti? Sì. Ok ma fino a qui Alessandro non mi hai detto niente di così pazzesco, ancora.
Ok e se ti dicessi che questo libro è una biografia modello beat che fluttua tra prima e terza persona liberamente, e che questa biografia è completamente falsa dalla prima all'ultima parola visto che nessuno dei personaggi è reale e nemmeno nessuno degli avvenimenti?
Fondamentalmente si tratta di una biografia leader del movimento sperimentale Nadaista, Gonzalo Arango, scritta da uno dei membri, Elmo Valencia, ma la biografia non è del movimento che conosciamo noi ma di uno parallelo, in un altra dimensione. Quindi, aspé, abbiamo: mockumentary beat alla colombiana contro l'ordine costituito con un protagonista “Bukowskiano” che mistifica il movimento stesso che lo ha prodotto.
Poi, così, ad un certo punto c'è un cane che parla. E poi il protagonista allunga il braccio e tocca le stelle. Ok. Si. E poi l'autore inizia a fare i jump cut. Per chi ignori il significato di questo termine da montatore cinametografico: si tratta di quando si fanno combaciare due immagini per spostare l'azione con un salto pindarico. Si si, l'osso di 2001. Quindi, il racconto inizia a saltare di qua e di là a distanza di poche frasi per introdurre l'altro protagonista, l'autore.
E per le prime 50 pagine queste sono solo le stranezze più “normali”
Bene bene bene, allora perché due stelle. Perché dopo le prime 50 pagine tutte queste idee svaniscono. Evaporano. Si disperdono. I nostri protagonisti finalmente si incontrano e iniziano a parlare di poesia e di quanto sia bella la poesia e della vita che è poesia. E il tutto assume, praticamente immediatamente, un tono saccente e auto-compiaciuto; insopportabile.
L'azione si blocca, questi non fanno altro che bersi caffé al bar e fare gli Oscar Wilde di turno della serie “Ha qualcosa da dichiarare?” “Solo il mio genio!” robe del genere.
Peccato, perché l'inizio era da 5 su 5.
Non sono riuscito a finirlo, che è un peccato perché cercando bene bene ho scoperto che verso la fine il tutto prende una piega ancora più surrealista/esistenzialista con i nostri che scappano dalla civilizzazione e vanno ad eremitare su un isola tropicale. Però la vita è breve e io ho una libreria piena di cose che devo ancora leggere.
Troppo vanesio: due stelle.
Sono arrivato quasi alla fine, provando e provando in ogni modo a cercare una ragione per continuare per finirlo. Poi mi sono reso conto che la mia vita e troppo corta e ho troppi libri da leggere per perdere tempo con la mediocrità più assoluta.
Che la parola fantacongresso non vi tragga in inganno come ha fatto con me: non si tratta di un congresso spaziale o similari, è invece un neologismo per indicare una “convention” di quelle che negli States abbondano. Non vi tragga, similmente, in inganno il fatto che questo romanzetto da due lire sia stato pubblicato da Urania -e poi tutti lo sappiamo, Urania non era proprio sintomo di qualità in tutte le sue uscite, anzi altalenava e altalena parecchio da un albo all'altro-, questo NON è un romanzo di fantascienza. Si tratta invece di un blando tentativo di mescolare supereroi e investigazione da police procedural, quindi un giallo (giallo sbiadito) in un contesto con mantelli e nomi altisonanti.
Scritto male, tradotto male, sviluppato male. Interesse da parte mia nullo. 2 stelle risicate.