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5,930 booksWhen you think back on every book you've ever read, what are some of your favorites? These can be from any time of your life – books that resonated with you as a kid, ones that shaped your personal...
Difficile per me fare una recensione di questo libro. Da una parte la storia, una volta che ingrana nella seconda parte del libro, è avvincente, interessante, magari un tantino inverosimile, però me lo aspetto da un racconto di questo genere. Dall'altra per me il libro ha due grossi lati negativi. Per prima cosa la scrittura che è davvero misera come qualità, spesso banale e ripetitiva; in secondo luogo il libro è estremamente prolisso nella prima parte, tanto che fino a metà più volte ho avuto la tentazione di mollare il libro: 350 pagine solo per introdurre la storia e i personaggi sono un tantino troppe!
Premesso che si tratta di un libro sicuramente interessante per l'argomento trattato, sono rimasto un po' deluso, soprattutto sulla parte più reclamizzata dall'autore stesso nella quarta di copertina, ovvero l'analisi dei paralleli fra le tecniche usate da Goebbels e quelle utilizzate oggi da media e politica.
La parte storica iniziale, sebbene non super approfondita, fornisce una buona panoramica del personaggio Goebbels, soprattutto per chi come me non lo conosceva, se non per sentito dire.
Ho trovato invece un po' debole la seconda parte del libro, dove i principi tattici sono esposti in modo chiaro ma per me troppo sintetico (anche se a onor del vero l'autore stesso dice di aver fatto questa scelta consapevolmente); ma ho trovato ancora più deludenti ed eccessivamente scarni i riferimenti alla situazione odierna, riferimenti che talvolta ho trovato perfino un po' forzati (davvero dobbiamo essere così preoccupati dei meme?).
Da introverso ho adorato questo libro dalla prima all'ultima pagina.
E' stato confortante ritrovare nella lettura molti miei comportamenti considerati “poco sociali” e sentirmi dire che non hanno proprio niente di sbagliato, sono anzi proprio questi comportamenti che fanno di me una persona speciale a suo modo. E con me evidentemente siamo in molti se almeno il 30% delle persone nel mondo sono introverse...
Andando nel merito del contenuto del libro, difficile non concordare sulla tesi di fondo, ovvero che viviamo in una società in cui l'introversione è vista come un difetto, quasi una malattia; in particolare tutto il sistema scolastico è improntato sull'estroversione, questo vuol dire che un ragazzo introverso passerà gran parte della propria infanzia e adolescenza in un mondo in cui raramente si potrà sentire a suo agio.
Senza dilungarmi troppo posso dire che si tratta di un libro veramente ben scritto. La struttura è molto ordinata, i capitoli sono lunghi a sufficienza da sviscerare bene gli argomenti ma non troppo da annoiare, i contenuti sono ben documentati, la scrittura è piacevole.
Ovviamente il punto di forza è il fatto che la stessa scrittrice sia una persona introversa, il che rende quello che comunica decisamente efficace e persuasivo.
Il fulcro di questo libro è la narrazione del mondo visto dal punto di vista del pittore Lars Hertervig, un pittore norvegese vissuto nel diciannovesimo secolo, che soffriva di una malattia mentale per cui le gente lo definiva pazzo. Ma oltre a quello che, semplificando, si può chiamare "pazzia", c'era ovviamente molto di più in questo artista, e Fosse riesce a raccontare questo suo mondo dall'interno in modo incredibile, sembra di essere veramente dentro la sua testa, grazie a un tipo di scrittura fatta di frasi brevi, ripetute e ossessive. Ma credo che Fosse, oltre allo stile di scrittura così peculiare, abbia anche il grande merito di raccontare i personaggi nei loro tratti più umani, con una visione che, pur descrivendo anche i lati cupi del carattere, mette allo stesso tempo in luce il lato buono che c'è in ognuno di noi. Deliziosa l'ultima parte del libro dedicata alla sorella del protagonista.