

41 Books
See allLa malattia ti segna, che il tuo nome sia Gino o che sia Dario.
Forse è per questo che quel capitolo 39 me lo sono sentito cucito così addosso.
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I gialli non fanno per me, almeno quelli di questo tipo. Speravo di trovare in queste pagine qualcosa che mi stimolasse, ma non è successo. La trama è anche interessante, coinvolgente e scritta bene e, proprio per questo, la delusione è più marcata. Mi accorgo che non mi basta, ho bisogno di più complessità, di più spessore. O forse di qualcosa che faccio ancora fatica a definire con precisione, qualcosa che vorrei mettere a fuoco.
Resta il fatto che chiudo questa lettura con poco o nulla in tasca. Mi sento esattamente come cinque giorni fa, non sfamato. Pazienza. In fondo, anche solo capirsi non è poi così male.
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Qualche anno fa i Verdena scrissero "Trovami un modo semplice per uscirne"
Ci sono relazioni -un amore- che fanno male, che ti portano all'esasperazione, che ti schiantano. Eppure si rimane lì, appesi, incapaci di terminarle. La lucidità che a tratti sopraggiunge non basta, segno che -chi ha letto "Farsi male" di Lingiardi lo sa bene- ci sono motivazioni profonde, recondite, che governano i nostri pensieri e le nostre emozioni. L'io e la coppia sono rotti e incrinati ma non importa, si va avanti nell'attesa e nella speranza di un futuro generoso e premiante, un futuro solo ipotetico però, destinato, in tutta probabilità, a non essere, date le dinamiche da cui si origina.
Nel mentre, i giorni passano e la vita scorre. Già questo, vivere e sentire, per alcuni, è comunque un traguardo.
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Scrivo al volo quello che mi sta venendo ora, a pochi minuti dall'ultima pagina. Lo faccio comunque, incurante dello stato confusionario in cui si trovano i miei pensieri, in barba alle mille domande che mi stanno crivellando la testa e pienamente conscio di quanto questa riflessione sia esigua rispetto ai temi trattati nel libro.
Seguo volutamente l'istinto, però: credo sia proprio questo ciò di cui Zannoni ha voluto parlare. Dell'istinto animale, della scintilla all'azione, dell'impulso a fare.
Di questo ha bisogno la natura per regnare su questo pianeta: le servono fatti, uno dopo l'altro, in successione, singolarmente insignificanti, ad impatto estremamente localizzato. Quindi, se l'importante è agire secondo istinto, a che serve la ragione? A cosa serve la conoscenza? Forse ad abituarci alla tristezza e alla solitudine, a prepararci, quindi, a quell'ultima fatale azione che tocca a ogni essere vivente.
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Io non penso che ne sarò capace.
Ho letto questo libro invidiando, con i sensi di colpa sotto pelle, con un occhio sempre rivolto verso le due mie istanze, figlio e genitore.
Adesso riesco a guardare quelle emozioni con più lucidità, da una certa distanza. E vedo la bellezza, la grazia, l'amore. Non so se queste pagine nascano da un simile tentativo, da un processo di selezione del ricordo. Forse. Sarebbe bello, però, arrivare un giorno a ricordarsi così, solo così. E magari anche a sorridere dei momenti in cui ci si è fatti del male.
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