Umorismo e spregiudicatezza della genialità
Robert Sheckley rientra in quella categoria d'autori che apprezzo particolarmente, scrive di fantascienza sociologica, anche se come in altri autori simili a lui il contesto fantascientifico va in secondo piano, preferendo situazioni o ambienti derivativi della società contemporanea dell'autore piuttosto che salti immaginifici che mirano a sorprendere il lettore. Ciò che maggiormente però contraddistingue l'autore è l'acutezza delle sue idee e la semplicità della loro esposizione, in racconti “ridotti all'osso” ma estremamente chiari e adornati da una vena ironica e satirica. Non soltando è un autore che diverte, ma similmente a Bradbury punge il lettore e li spinge a riflettere su temi che per l'epoca erano avanguardia. Si parla di militarismo, sulla condizione umana, la salute mentale, l'ambientalismo, e l'individualismo nella società umana.
Qualcosa che contraddistingue tutti i racconti è la volontà di ribaltare le normali concezioni morali, mettendo un freno e un dubbio a ciò che crediamo sia giusto, sbagliato o normale, cercando anche di fare quel che tutti gli autori di fantascienza mirano: profetizzare il futuro.
Profetizzando il futuro, essendo che queste storie son state scritte pochi anni dopo la seconda guerra mondiale, spesso cerca di immaginare mondi utopistici dove per evitare il rischio di altra distruzione o guerre mondiali, l'umanità si è adattata in qualche modo (o nell'auto-contenimento o nello sfogarsi selettivamente), ed è divertente notare che molte di queste idee sono oggi vanno di moda sia nel cinema che nelle serie tv.
Questo autore è una delle mie scoperte più piacevoli dell'anno, qualcuno di cui non ho problemi a definire geniale.
Leggere questi racconti è stato rinfrescante dopo il quarto libro della saga, anche se ormai trovo sia quasi ingannevole il fatto che si ci riferisca a Terramare come un'opera unica coesa e ordinata, perché in realtà è tutt'altro. Non solo quasi nessuno dei romanzi è stato pensato in anticipo, ma si ha anche la sensazione che la Le Guin sia tornata nel mondo di Terramare senza mai preoccuparsi troppo di trama o coerenza, concentrandosi sui messaggi e la poetica, nonostante il fatto che questa raccolta narra storie molto interessanti. La narrazione della Le Guin è sempre ritmata, onirica e a volte molto emozionante.
Il primo racconto parla di uno dei fondatori della scuola magica di Roke e oltre ad essere una storia ben narrata e strutturata, è in parte una critica nei confronti dell'avidità e l'arroganza umana, dato che per la prima volta ho letto nelle sue storie elementi più deprimenti, cinici e “umani”, come la schiavitù, la paura del diverso, l'abuso di sostanze e la vendetta.
Il secondo racconto l'ho amato perché con semplicità parla del Dubbio, di quel “cosa farò da grande?”, seguire il proprio talento, il proprio retaggio o le passioni? La risposta è quasi scontata, ma il racconto è molto tenero e carino.
Il terzo è il racconto che mi ha comunicato di meno, tratta –in maniera simile ad altri suoi scritti– del ruolo femminile, spesso sottovalutato o incompreso.
Nel quarto riappare Ged in una storiella che mi ha colpito perché inizialmente molto misterioso e particolare. Qua più che in altri racconti Le Guin rievoca sentimenti e ambientazioni bucoliche, con tetre connotazioni e un messaggio finale orientato al perdono e al cambiamento.
Il quinto riprende il tema della femminilità nella magia, ed è il più importante perchè introduce il libro successivo, e gli eventi che sono il preludio dell'ultimo libro scritto nel mondo di Terramare.
In complesso è un altro libro che ho adorato (e divorato).
Il Processo è affascinante. Ti coglie alla sprovvista una mattina qualunque, sa essere snervante perché non ha chiare e facili vie d'uscita, e una volta che è incominciato, è assoluto. Sia ben chiaro, non è un processo che ha che fare con le leggi dello stato, ma con la Legge, inaccessibile e di difficile interpretazione, e davanti ad esso si è soli, al di là di tutto l'aiuto che potremmo mai ricevere da avvocati. Ecco, esistono due modi per affrontarlo: il primo è quello di occuparsi attivamente, ogni giorno, ogni ora del proprio Processo, in attesa di una provvisoria sentenza oppure di procrastinarlo, il secondo è oggetto di questo libro.
“Cos'è il genio?” È fantasia, intui- o più brevemente, Sir Terry Pratchett.
Un libro profetico, provocatorio, sovversivo, blasfemo, filosofico, a tratti un film d'azione di 007 e ricorda vagamente un film tratto da un libro di Stephen King.
Un romanzo però non adatto a tutti, ma che viene in aiuto ai Giovani Illetterati o ad Americani con spiegazioni a piè di pagina. Un libro biblico, un apocrifo vangelo, non famoso quanto la Bibbia delle Rotture di Palle, ma abbastanza enigmatico da fare un baffo all'inganno della cadrega.
Memorabili personaggi come Segreteria Telefonica, Lesioni Personali Gravi, Hastur e l'Anticristo.
Sconsigliato a Venditori Telefonici, addetti alla consegna di pacchi, Bentley vintage e militanti della fazione del Bene.
Trigger warning: la storie contengono avvenimenti misteriosi o inspiegabili, leggendo questo libro vi potrebbe sputare un ... in più.
La fuga del tempo e il destino dell'uomo medio
Nel 1928 Buzzati inizia a lavorare ne Il Corriere della Sera, ci rimarrà per tutta la vita. Nei primi anni sperimenta la fuga del tempo. Lui vive e sperimenta la routine, una “ripetitività che svuota e spegne sogni e speranze”, e nell'immobilità dell'attesa gli viene in mente la storia di questo libro. “Sente il bisogno di testimoniare in diretta quella vita sospesa sul nulla che lo sta consumando”, avendo lui l'ambizione di “scrivere qualche capolavoro”, egli trova la sua occasione.
Ma non è solo uno specchio autobiografico, è un monito, un avvertimento. Egli incorpora nella sua storia l'atmosfera quasi irreale di immobilità temporale, uno scandirsi non tanto di anni, ma di fantasticherie giovanili e speranze vane che rendono accettabile l'attesa, il conforto e il torpore delle abitudini e infine la crudeltà del tempo che va avanti, sbarrando la strada dietro di lui, condannandolo ad andare avanti, sempre più solo, verso la sconfitta.
La chiusa della vita di Drogo, il protagonista, è accettata con mestizia, una fine quasi beffarda, che però si accoglie con dignità, accettando silenziosamente il proprio vissuto e accettando una propria realizzazione, nonostante i rimpianti.
Dal 1940, data di pubblicazione di questo libro, per Buzzati continua la sua vita di successi letterari e morirà nel 1972. La sua vita e quella di Drogo, in un certo senso, rappresentano un po' il dilemma che secondo me è lasciato all'uomo medio, al lettore, che potrebbe trovarsi a scegliere se: continuare la propria stagnazione, in attesa dell'arrivo dei Tartari, oppure prendere un altro percorso accantonando i sogni, che alla fine, potrebbe concretizzarsi in un nulla di fatto.
Comunque ci è riuscito eh, Buzzati dico, a scrivere un capolavoro.
La porta d'ingresso per l'estremo oriente...
Giulia Pompili è una giornalista de Il Foglio, e in questo libro racconta a modo suo, con fare giornalistico e spesso aneddotico, le storie e le complesse relazioni fra paesi facenti parte dell'Estremo Oriente. Lei è stata la corrispondente per la sezioni esteri per anni e riesce a spiegare una parte di mondo “lontana” e spesso poco studiata (se non per nulla) a scuola, con semplicità e leggerezza.
Non è un trattato approfondito e super documentato, ma l'intento è quello di offrire una infarinatura generale da tutti i punti di vista: quello storico tramite alcuni eventi storici salienti, quello sociale tramite cultura, fatti di cronaca e movimenti sociali e infine quello politico parlando dei dittatori, governatori, ministri e le loro vicissitudini e rapporti fra i grandi leader globali.
Il risultato è che ora ho quanto meno un'idea generale (ma vaga) di quel che accade in quella parte di mondo, molto distante dalla nostra. Da ciò deriva una certa irrequietezza per come siano fragili gli equilibri attuali, e dall'importanza che hanno questi paesi nel piano globale. È una lettura molto interessante per chi vorrebbe saperne di più su Giappone, Sud Corea e Taiwan... mentre ho sentito la mancanza di parti più estese su Nord Corea, Cina e Hong Kong (dati anche i recentissi sviluppi, questo libro è del 2020).
In generale, spesso e volentieri il libro lascia in sospeso molte domande, ed è perfettamente accettabile se lo si considera un punto di ingresso, e personalmente sono curioso di saperne di più.
Chissà come, questo uomo antico è capace di vedere la verità, ed essa non lo acceca né lo fa impazzire.
La fantascienza ha il potenziale di giudicare l'umanità in retrospettiva, e Speaker for the Dead è come se fosse arrivato dal futuro.
È un libro molto diverso da Ender's Game, il protagonista da stratega militare diventa uno stratega dell'animo umano, un lettore delle menti e delle emozioni. Attraverso lui, vediamo l'umanità in scena per come realmente è, scontrandosi con filtri cattolici e illusioni umane.
Lui cammina sfrontatamente in posti del mio cuore che tenevo come fossero terreno consacrato, dove a nessun altro era permesso entrare. E mette in piedi sui piccoli germogli che si aggrappano ancora alla vita in questo suolo disseccato.
Ma l'anima di questo libro ruota attorno ai piccoli esseri alieni con cui l'umanità si trova a ‘convivere' per la prima volta, questo libro affronta le implicazioni etiche che ciò comporta, e in un certo senso ridefinisce l'umanità nel tentativo di coesistenza, grazie all'empatia e la mutua comprensione per il benessere collettivo. Un esperimento mai veramente avvenuto sulla Terra, e che francamente mi ha entusiasmato molto.
Vengono poste molte domande, e in realtà poche risposte, ma è la qualità di queste che eleva questo romanzo fra i migliori di quelli che affrontano questioni sociologiche e filosofiche simili che abbia letto.
Consigliato a tutti, tranne ai Varelse.
H.G. Wells, nel 1895, doveva essere proprio un visionario. Nel suo breve romanzo riesce, con tono serioso, ad accompagnarci in un viaggio nel futuro. I meriti di questo romanzo, vale la pena dirlo, non si fermano al fatto che è stata una delle prime storie a parlare di viaggi del tempo (e perciò incredibilmente influente). Infatti, oltre alla narrazione chiara e diretta, l'autore alterna momenti di pura avventura e scoperta, a momenti di tensione e azione, tutto ben orchestrato. Non manca un sottostrato di riflessioni sociali, evidentemente derivate da una critica alla società in cui viveva, e di avvertimenti per le future generazioni. Tutto questo in un contesto fantasioso ma credibile che eleva il fascino di una storia fantascientifica. Una nota di merito secondo me va anche al fatto, che l'autore si impegna a interpretare o a spiegare il futuro in termini evoluzionistici, biologici, psicologici, addirittura cercando di immaginare il corso degli eventi passati di quel futuro.
Per me questa storia incarna proprio lo spirito e l'essenza della fantascienza, o almeno presenta gli elementi che cerco quando leggo questo genere. Un must.
Il titolo di questo romanzo anticipa molto dell'esperienza di lettura. La vicenda è ambientata negli Stati Uniti in una finestra temporale che salta per vari decenni del ventesimo secolo, raccontando una storia generazionale e una pastorale.
Dal dizionario inglese: A literary work portraying rural life or the life of shepherds, esp. in an idealized or romantic form.
In realtà sarebbe riduttivo, perché seppur questa definizione abbia molto a che fare con uno dei temi principali del libro, nella lettura ho trovato molto di più.
Forse è stato scritto con l'idea di mettere a disagio il lettore, almeno così mi son sentito più di una volta. Perché nel fondo di questa storia c'è solo una critica sul l'insensatezza della vita e dell'ipocrisia del sogno americano. Il libro mostra tutto ciò che è deforme, corrotto, ma allo stesso tempo tutto ciò che sembra sacro e giusto.
Ammetto però, che ho avuto momenti di difficoltà durante la lettura, la prosa è incisiva da far male, e in alcuni passaggi mi son sentito coinvolto, ma in altri penso che la storia vada un po' troppo alla deriva. Si allontani dall'argomento principale, e dilungandosi inutilmente su dettagli di relativa importanza.
Il finale mi ha stordito, e forse è voluto. Questo finale può essere una metafora che esprime il caos della vita, nulla è sotto il nostro controllo, tutto può essere stravolto da un momento all'altro. (4,5)
Vladek racconta con sincerità e onestà un'autentica storia di vita vissuta, quasi come una di quelle storie che ascolti dagli anziani avanti con l'età. Attraverso i suoi occhi, si vive l'incertezza ma anche la speranza che gli dava la forza di continuare a vivere nonostante le difficoltà del tempo. Non c'è modo per non rimanere coinvolti e presi da questa storia, perché come tutte le storie vere, ti entrano dentro instillandoti una maggiore comprensione su cosa abbia significato, e cosa significhi ancora oggi, essere perseguitati in guerra.
Una delle storie più ansiogene e disturbanti che abbia letto, ed è curioso il fatto che la cosa di cui più ho paura ora, è proprio la natura umana.
“Dei ragazzi provano a costruire una civiltà sull'isola, che però finisce nel sangue e nel terrore proprio perché soffrono di una terribile malattia: quella di appartenere alla razza umana.”
Smettiamo un atteggiamento per non perdere il rispetto degli altri, evitiamo di frequentare una persona interessante perché temiamo il giudizio dei nostri amici, accettiamo un posto da impiegato perché abbiamo paura che la carriera desiderata sia un'irraggiungibile assurdità, rinunciamo a corteggiare l'estranea con cui condividiamo il vagone ferroviario per paura di un rifiuto, ci costringiamo a vedere i giusti film, indossiamo i vestiti adeguati, ci conformiamo fino all'infelicità: perdiamo noi stessi per non perdere i nostri averi e il nostro ruolo.
L'arte di non avere niente è una filosofia che ha come idea di base un'idea semplice ma allo stesso tempo potente, e soprattutto, completamente innaturale per una persona che vive nella nostra società capitalistica.
Non è libro pratico, non ha a che fare con il minimalismo, l'autore si focalizza sui vari aspetti del “possesso” e su come ogni giorno influenza le nostre vite, e per far ciò si basa sulle vite di grandi scrittori (e i loro personaggi), come Jack London, Marcel Proust, Kafka, Dostoevskij. Mi ha fatto riflettere molto.
Se diventiamo solo quel che possediamo, perdiamo irrimediabilmente la nostra umanità.
Se non si soffre, che piacere ci sarebbe a vivere?
Ho letto le ultime pagine di questo libro commosso, ma non condividero quelle ultime frasi che mi son rimaste impresse perché non assumerebbero lo stesso valore morale se le leggeste ora. Dostojevski ha due enormi pregi secondo me. Il primo è che è alla portata di tutti, non annoia quasi mai, la sua scrittura è veramente leggera e accessibile a tutti, i dialoghi sembrano reali e alcuni sono memorabili. Il secondo è che ha una capacità di mettere a nudo l'animo umano che non ho mai visto fare in altri libri, e non si tratta di un paio di personaggi, ma bensì di una vasta etereogenea platea di attori, e leggere di questi mi ha fatto pensare alle persone della mia vita, perché Dostojevki è anche un maestro per quanto mi riguarda, un maestro di vita. Affronta tematiche fondamentali, che tutti prima o poi ci capita di affrontare, sulla vita, sulla fede, sulla morte e la pazzia, sul dubbio e la ragione. No, non sono rimasto senza risposte, ma nemmeno dico che risolverà problemi esistenziali. Non vi lascerà nemmeno senza una storia appassionante che coinvolge tutte le passioni più irrestitbili che consumano le nostre vite. Se c'è un libro, tra tutti quelli che ho letto, che illustrano l'umanità al meglio, quello è I fratelli Karamazov. Leggetelo, non abbiate paura della mole, vi cambierà, e se non lo farà vi rimarrà impresso, o quanto meno avrete letto una bellissima storia dai personaggi memorabili.
Ho fatto amicizia con Ken Follet grazie a questo libro. Io trovo che sia un grandissimo narratore, sa intrattenere e costruire una storia tenendo l'interesse costante grazie a molti punti di svolta e colpi di scena.
La vicenda del romanzo è ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale tra una piccola isola della Danimarca e Londra, e si tratta di una spy story militare che gira attorno a quest'isola che ospitava un radar militare tedesco (all'epoca la Danimarca e la Germania collaboravano) che era in grado di prevedere gli attacchi aerei della RAF. I protagonisti, uno svariato gruppo di giovani uomini e donne lotteranno contro la polizia e l'esercito tedesco per passare informazioni al governo inglese.
Impeccabile, oltre alla storia, lo è anche la ricostruzione storica di quei giorni, anche se non li ho visssuti in prima persona, mi hanno ‘convinto'. Anche quando si scendono nei tecnicismi sembra molto realistico infatti, non essendo ferrato su aereodinamica o meccanica, son rimasto comunque affascinato dalle meticolose descrizioni della dinamica degli aerei descritti, anche se durante lo svolgimento del libro sono state le parti oggettivamente più noiose.
D'altro canto i personaggi non mi hanno colpito particolarmente, si distinguono ma allo stesso tempo li ho trovati abbastanza monocolore, e a volte ho trovato le relazioni tra di essi un po' troppo forzate, come se l'autore non possa resistere a non far fare l'amore a qualsiasi di coppia di genere differente ci sia. Anche la trama a volte ha preso pieghe inutilmente forzate per risultare più scenica e appetibile, a volte anche andando contro logica, o portando a scenari semplicemente improbabili.
Aggiungo infine che se non un po' di adrenalina, non mi ha emozionato granchè, i colpi scena ci sono ma sembra una storia così ‘costruita', i personaggi e le relazioni così ‘forzate', che mi sembrava di leggere un copione già letto. In più dopo due terzi del libro, la storia rallenta e si dilunga inutilmente, risultando inoltre veramente scontata.
Consiglio a tutti per gli interessati al periodo storico, e perché si tratta di una lettura leggera ed evasiva, in più è scritto molto chiaramente e non è nemmeno troppo lungo, ideale per chi si vuole avvicinare all'autore.
“Un'immagine pornografica è una visione di pura fantasia, invece un simulacro cattura uno stato della mente, un sogno. Ma il sogno di chi? Ciò che vidi quel giorno nei suoi occhi non era osceno. Era troppo intimo.”
La fantascienza che preferisco è quella che mi provoca angoscia e turbamento, e questa raccolta ci riesce bene. Il fil rouge che lega i diversi racconti è il tema del postumanesimo: umani così “avanti” che sono a malapena riconoscibili, e che da un lato mi hanno inorridito. Non avrebbe senso parlare di evoluzione, ne di involuzione, ma solo di profondi cambiamenti che hanno ridefinito il concetto di essere umano. Si parla di simulazioni virtuali, di allungamento della vita e del superamento delle le barriere biologiche.
Eppure si evince dai racconti che quanto più lontano l'uomo vada, più l'autentico e il reale lo attirano e lo fanno sentire veramente vivo.
Rircordi di mia madre 3★★★
Animali esotici 3★★★
Tratta della vita ibrida umana-animale.
I simulacri 5★★★★★
Un brevissimo racconto che offre una prospettiva futura sul “catturare la realtà e l'intimità”. Uno dei miei preferiti di questa raccolta.
La combinazione perfetta 2★★
L'idea è un po' riciclata ma è particolarmente attuale anche per un esplicito riferimento alla contemporaneità americana e cinese.
Restare indietro 3★★★
Una visione su coloro che decidono di non ‘evolvere', ma di conservare ciò che ritengono di più vero, assoggettandosi alle naturali regole del mondo vivendo in un setting post-apocalittico dovuto all'abbandono.
Mono no aware 5★★★★★
‘Tutto scorre' è una celebrazione degli attimi fugaci che rendono speciale la vita, speciali perché non sono destinati a perdurare, svaniscono come tutto prima o poi.
Le Onde 4★★★★
Ciò che più è forte in questo racconto è il senso di smarrimento nei confronti dell'evoluzione infinita, ciclica e infinita come le onde, che trova rassicurazioni nella ricerca continua di riallacciarsi alle origini e al passato.
Insieme altrove, vaste madrie di renne 4★★★★
Il racconto conclusivo è una riflessione sul significato di vivere: in una umanità evolutissima che ha piegato lo spazio e il tempo nell'astrazione virtuale, il ritorno nel ‘vero' porta una madre ad abbandonare la figlia.
Nonostante alti e bassi, la memorabilità e il generale impatto emotivo di alcuni questi racconti mi ha colpito. Consigliato a tutti.
L'ho trovato incredibilmente affascinante e stimolante. Lo consiglio a tutti perché Huxley ha scritto un'opera che mira a far ripensare il concetto di vita, felicità e conoscenza, fornendo altre prospettive e realtà, addirittura spingendo il lettore a dubitare di valori e idee che nella nostra società sono dogmi indiscussi.
Un must. Solaris illustra l'essenza del dibattito e della ricerca scientifica, allo stesso tempo è un thriller psicologico che alterna momenti di tensione, capitoli enciclopedici e altri più introspettivi, dove si arriva a mettere in dubbio la sanità mentale dei protagonisti. Una grande metafora dei nostri limiti e delle nostre fragilità, in un contesto realistico, seppur pseudoscientifico e figlio del suo tempo.
L'autore sa trasmettere il fascino dell'ignoto e rende partecipi nella decifrazione del mistero di Solaris, è tutto ciò che qualsiasi appassionato dei misteri dello spazio può desiderare. A differenza di altri libri che ho letto, trovo che questo sia stato scritto decisamente bene, alcuni capitoli oltre ad essere molto potenti emotivamente, sono anche molto evocativi ed immaginifici.
Tuttavia alcuni capitoli di natura enciclopedica risultano un po' pesantini, considerando che tra qualche nozione veramente interessante e utile per la trama riguardo al mondo di Solaris, c'è un mare di prolissità fine a sè stesso. Questi illustrano bene a volte il mondo della “comunità scientifica Solariana”, e la storia delle ricerche, però son tante (troppe) informazioni che ho trovato poco interessanti.
Il Condominio è uno di quei romanzi che leggi per vivere il disagio. Riprende forse in parte il tema del cuore di tenebra (di Conrad) ma viene applicato su larga scala. In un grattacielo del futuro, la convivenza fra inquilini è minata da divisioni sociali ed economiche, e la rabbia accumulata un mercoledì esplode come in un giorno di ordinaria follia.
Da lì inizia un lento ma costante declino delle facoltà che rendono umani gli inquilini, dimenticandosi tutte le convenzioni e regredendo fino a tirar fuori le peggiori bestialità e perversioni. L'ho trovato affascinante perché questa “lotta condominiale” viene vista da diversi punti di vista, dal ceto più basso (il più arrabbiato), il ceto alto che lotta per mantere la propria superiorità, e infine il ceto medio che cerca di rimanere a galla.
Alcune scene tuttavia sono molto disturbanti, l'autore non si è risparmiato nè in dettagli, nè in descrizioni macabre, ma le descrizioni sono efficaci. Si prova il disagio, l'inadeguatezza e il disgusto.
Non so se ci si può tirare fuori una morale di quella che sembra una storia d'umanità, che al di là di abbellimenti, convenzioni sociali, titoli, soldi e appartamenti di design, siamo solo bestie contraddistinte da una psicologia complessa.
Quanto tempo si deve vivere da uomo buono, facendo del bene, prima che la somma delle buone azioni possa cancellare le cose terribili che si sono commesse? Una vita basterebbe?
Chasm City è stata una lettura piacevole, è caratterizzata da un worldbuilding complesso che fa da attore principale, e nonostante la vicenda sia ambientata in un futuro molto lontano, la sensazione che si tratti di una storia plausibile è molto forte, questo grazie ai rimandi scientifici realmente esistenti, ma anche dall'approccio che le persone hanno con la tecnologia. Non c'è mai un'assoluta certezza e affidabilità, seppure sia in grado di compiere miracoli, la tecnologia sembra magia nera, maggiore è l'impatto di una tecnologia, maggiore sono i rischi legati ad essa.
L'universo di Reynolds è inquietantemente vasto: nella Città del Cratere l'uomo ha superato i propri limiti biologici e scientifici, e si trova quindi in situazioni in cui può sperimentare le peggiori perversioni tecnologiche in una città devastata. A questa atmosfera cyberpunk si accosta molto bene la vicenda noir che vede il nostro protagonista, uno spietato killer, alle prese con una missione di vendetta.
La storia intrattiene, i colpi di scena si susseguono in maniera frenetica, ed è ben congeniata. Però alcuni risvolti li ho trovati forzati, alcuni plot twist li avevo già intuiti a metà libro, e in realtà devo dire che mi aspettavo molta più epicità. È un libro in cui succedono tante cose ma in realtà la trama progredisce molto lentamente, come in un videogioco rpg, il protagonista si perde in quest secondarie, in dialoghi con personaggi terziari e flashback. L'autore fornisce spiegazioni finali pooco convincenti a volte, e sopratutto fa troppo leva sulla fortuna in alcune occasioni. Inoltre ci sono diversi momenti semplicemente inspiegabili, buchi di trama.
Detto ciò, come space opera l'ho trovata intrigante, c'è mistero, suspance, esplorazione spaziale, duelli psicologici, una città favolosa da scoprire, tantissima azione e personaggi interessanti. Insomma se vi piace il genere cyberpunk e avete fame di fantascienza plausibile, avete un universo tutto da scoprire, è pane per i vostri denti.
Un libro squisitamente divertente, che ribalta clichè del genere per sfruttarli come intelligenti espedienti narrativi, con una storia coinvolgente e ben ritmata, con personaggi simpatici e spesso comici. Il tutto accompagnato da una grande satira politica e sociale di fondo. Un approccio incredibilmente efficace per trasmettere messaggi concreti e attualissimi. In conclusione, la consiglio a tutti perché oltre ad essere un libro divertente e leggero, offre moltissimi bei spunti.
“Non costruire mai una prigione nella quale non saresti contento di passare tu stesso la notte”, per rimanere su un tema molto attuale.
“C'è gente che seguirà qualsiasi drago, venererà qualsiasi dio, tollererà ogni iniquità. Tutto a causa di una specie di monotona cattiveria quotidiana. Non la malvagità veraente alta e creativa dei grandi peccatori, ma una specie di oscurità dell'anima massificata. Si potrebbe definirlo peccato senza una traccia di originalità. Accettano il male non perché dicono sì ma perché dicono di no.”