
Dan Brown non è un autore dallo stile impeccabile o pomposo, ha uno stile molto molto semplice, ma ho sempre trovato piacevoli i suoi libri, e questo non è da meno.
Non il miglior libro della serie di Robert Langdon, ma ha il grande merito di avermi tenuto incollato alle pagine con la voglia di andare avanti capitolo dopo capitolo, grazie anche a google maps con cui ho potuto seguire virtualmente i luoghi e gli spostamenti dei protagonisti.
Da dove veniamo? Dove andiamo? L'autore si rifà a scoperte scientifiche reali, tra cui una molto recente, per creare una storia in cui propone una risposta a queste domande, risposte che comunque sono frutto di fantasia dell'autore, ma che comunque un pò fanno pensare.
Forse sono rimasto non troppo colpito dal finale, ma comunque è un libro che promuovo in pieno.
Il libro sfata alcune leggende metropolitane più famose sul cibo, citando sempre le fonti e gli studi scientifici reali,ma non si ferma li: alla fine infatti il lettore attento avrà capito come riconoscere e come difendersi dalle bufale scientifiche.
Consiglio anche di seguire il canale YouTube dell'autore.
Un libro che mette luce su una delle più recenti (e pessime oltre che odiose) fenomenologie su internet, in particolar modo su facebook, quelli che devono dire la loro su tutto anche se ne sanno meno di zero soprattutto quando l'argomento è scientifico.
Il problema principale del libro che purtroppo non lo leggeranno le persone che invece dovrebbero assolutamente leggerlo, i somari.
“Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza, al conforno con la realtà, è primitiva e infantile. Eppure, è la cosa più preziosa che abbiamo” (A. Einstein)
Fantasy classico come il primo libro della serie (La maledizione di Thule), ma l'ho trovato migliore, come storia e come stile (gli autori sono diversi). Pecca ancora di caratterizzazione dei personaggi, ma come dicevo per l'altro libro il motivo è che sono gli stessi personaggi della storia a fumetti dove invece mi hanno detto che sono già ben sviluppati.
E se quando incontrassimo gli alieni ci dicessero che non solo un dio creatore dell'universo esiste ma che l'hanno anche dimostrato scientificamente? E non è sicuramente il dio spirituale (o uno degli dei) a cui siamo abituati. Ma chi o cosa è questo dio?
Un libro che è un viaggio, attraverso l'evoluzione, attraverso un male incurabile, attraverso lo spazio.
Ni... È un libro lento, non è un difetto, così deve essere. Il problema è che l'ho letto di sera, nel letto. È un libro che merita tempo, va letto piano e con calma, magari durante i bui pomeriggi invernali in compagnia di una buona tazza di tè, penso sia il modo migliore per accompagnare Shadow nel suo viaggio.
Ottima la ricostruzione del medioevo spagnolo, la storia è bella e un pò prende, però a volte la narrazione risulta confusa. A tratti sembra la brutta copia dei Pilastri della Terra di Follet, un pò gli somiglia ma a livello narrativo tra i due autori c'è un abisso.
L'ultima parte, la quarta, è la migliore.
Il libro migliore della trilogia, non me l'aspettavo dopo aver letto i primi due. Gradito il ritorno nella Malaterra, e per qualche pagina ho addirittura sperato un ritorno nell'Anar e perchè no, a Culhaven, ma i nostri ci sono passati solo di striscio, e la città dei Nani l'hanno solo nominata. Peccato.
Buon libro. Basta però con le navi volanti.
Come già scrissi qui su goodreads, leggere Terry Brooks è come tornare a casa e anche stavolta l'effetto è lo stesso. Però... però sono ormai lontane le vette della trilogia originale e del ciclo degli eredi, quelle atmosfere, quella magia ormai non c'è più. Il libro è godibile, si legge bene e in fretta, una buona storia, ma tutto lì.
Mancano figure carismatiche come potevano essere Allanon o Walker Boh, personaggi secondari ma dal carattere forte come Eventine Elessedil, Panamon Creel, Eretria, Cogline, Garet Jax, Kimber Boh e altri ancora.
Manca un antagonista vero, Arcannen è un personaggio povero.
Non si è sentita comunque la mancanza degli Ohmsford.
L'idea è che Shannara sia ormai giunto al capolinea, forse già da un pò.
Ma come dicevo prima, per me Brooks rimane comunque una lettura piacevole.
Un fantasy classico, molto godibile. In alcuni punti leggermente lento, più veloce nel finale. Di sicuro i personaggi non sono molto sviluppati, probabilmente perché Dragonero è già una serie di fumetti e quindi sono personaggi conosciuti, ma questo rappresenta un limite per chi si avvicina a questo fantasy per la prima volta tramite il romanzo. Rimane comunque un bel libro e di sicuro leggerò anche il prossimo.
Un percorso immersivo nella muscia di Pino, come nasce il suo blues, come cambia, come cerca nuove sonorità, come mescola napoletanità e musica mediterranea, araba, sudamericana.
Dal Naples Power alla world music, un libro ben strutturato, un must per chi ha amato (e ama ancora) il grande Pino Daniele.
Dopo gli ultimi deludenti libri di Cooper, con questo si ritorna ai fasti degli esordi (la bibilioteca dei morti). Certo non un capolavoro, ma un libro ben godibile, con pochissimi (quasi nulli) momenti di noia.
Interessante accostare la fisica quantistica con gli avvenimenti del libro, anche se senza valenza scientifica sia chiaro.
Forse il finale poteva essere meno veloce, giusto un paio di capitoli in più.
Buon libro, raccontato bene, molta suspence, me lo sono goduto quasi fino alla fine... perchè il finale a me non è piaciuto molto, ma questa è una considerazione soggettiva.
Una nota di demerito: mi aspettavo un terzo volume della serie “Il mio nome è Nessuno”, invece mi son trovato una riedizione di un libro del 1990 fatto passare come terzo volume della serie. Questo è un comportamento scorretto verso i lettori, una mera operazione commerciale dell'editore.
E' stato piacevole tornare nel mondo di Hyperversum e ritrovare qualche personaggio della trilogia anche se i protagonisti sono comunque altri.
Libro ben scritto, storia piacevole anche se manca qualcosa rispetto al primo hyperversum.
finale un pò scontato ma che lascia aperte le porte ad eventuali seguiti.
Un buon libro finale, anche se alcuni aspetti potevano essere approfonditi di più (una su tutte il combattimento con Gea). In definitiva una saga un pò inferiore alla precedente, c'è qualche “demenzialità” di troppo, ma è pur sempre una saga per ragazzi e quindi ci può stare per strappare qualche sorriso.
Per un adulto come me è una lettura leggera veloce e divertente, ottima come svago e quando non ci si vuole concentrare troppo. Penso che leggerò anche le altre saghe di questo autore.
L'azione si fa più intensa in vista dello scontro finale (e dell'ultimo libro). Mi è piaciuta l'ambientazione del Tartaro, mi ha ricordato un pò il Divieto di Brooks, anche se qualche personaggio è stato ridotto a machietta, vabbè che è libro per ragazzi, ma ridicolizzare così Nyx...
Ora sotto con il libro finale.
Per molti versi uguale al precedente, “l'eroe perduto”, tanto che si poteva benissimo fare un unico volume con il parallelo tra l'avventura di Jason e quella di Percy, ma le scelte editoriali (leggi soldi) hanno sempre la precedenza, lasciando in questo caso di leggere quasi la stessa storia ma con protagonisti diversi.
Dopo la pesantezza e la noia del libro di Ben Harper avevo bisogno di qualcosa di leggero, che non mi impegnasse troppo la mente.
“L'eroe perduto” continua la scia dei libri di Percy Jackson, rivisitando la mitologia greca in chiave moderna, riprendendo una versione un pò scanzonata degli dei e aggiungendo un pò di azione da parte dei semidei. Il risultato è un libro godibile, leggero (è pure sempre per ragazzi) e non impegnativo.