
Bellissimo. Una storia che ti prende e ti fa immedesimare nel protagonista. E l'ironia di Mark è stupenda.
Come ha già detto il mio amico Tanabrus, la storia è molto tecnica, quindi non sarà apprezzata da tutti, a me è piaciuta molto così, era tanto tempo che on leggevo un bel romanzo di fantascienza. E già sento la mancanza di Mark...
Come scrissi in precedenza, leggere un libro di Terry Brooks è come tornare a casa, soprattutto quando si torna nelle quattro terre.
L'unica cosa negativa che non mi fa dare il massimo delle stelle è che ci sono le navi volanti, ma questa è solo una cosa mia personale, non le ho mai digerite.
Un buon inizio comunque per la trilogia, sperando che prosegua anche meglio.
Glenn Cooper ha un'altra ottima idea e di nuovo la mette giù male.
Da un lato c'è un libro godibile, che va giù bene e ad ogni fine capitolo vuoi continuare per sapere come procede la storia.
Da un altro lato ci sono numerose lacune, di cui ne riporto solo alcune.
Si parla dell'Inferno, del fatto che i dannati non possono morire di nuovo ma in caso di abbattimento (smembramento, decapitazione etc..) continuano a soffrire per l'eternità nelle celle di putrefazione. Ok, e se uno viene completamente sbranato da un animale che lascia solo le ossa? E se uno viene bruciato e ridotto in cenere? Sono due eventualità che capitano nel libro ma l'autore non ci dice cosa succede dopo a questi dannati.
Buona l'idea di strutturare l'inferno come la Terra ma in un universo parallelo e con un'atmosfera sempre cupa. E le città? Si da per assodato che l'Inferno esista dalla notte dei tempi, visto che vi troviamo anche gli uomini di Neanderthal, allora come mai ci sono le stesse città che ci sono sulla Terra e nelle stesse posizioni geografiche?
Insomma, l'autore avrebbe dovuto descrivere meglio questo Inferno da lui creato e non trattarlo solo per sommi capi.
Ho riletto questo libro prima di cominciare il suo seguito, soprattutto perché non ho praticamente memoria, e non ricordavo quasi nulla se non la trama per grandi linee.
Questa seconda lettura conferma la bontà dell'opera, uno di quei pochi libri che mi tengono incollato così tanto da farmi leggere anche in orari in cui normalmente non lo faccio.
Ebbene siamo arrivati al quarto episodio della saga di The giver, e il cerchio si chiude. Il figlio è il romanzo di chiusura di questa splendida quadrilogia di Lois Lowry (gli altri: The Giver, Gathering Blue e The Messenger).
Ritroviamo subito la società del primo libro della serie, dove regnano incontraste l'obbedienza cieca alle regole, il conformismo, la passività, la freddezza, l'apatia e l'indolenza, ma nella seconda (e terza) parte del libro c'è spazio anche per un pò di speranza, altre comunità che non sono certo perfette (ricordiamoci sempre che l'autrice ambienta questa storia in un futuro distopico), ma almeno vi si trova un briciolo di umanità e benevolenza, e proprio per questo il Male cerca in tutti i modi di farsi spazio, tentando e ingannando.
Il libro è scritto molto bene, l'autrice sa coinvolgere il lettore, ha uno stile semplice e meraviglioso ed è impossibile non rimanere incollati alle pagine.
L'unico appunto, come ha fatto notare una nostra cara amica, è quel piccolo elemento fantasy, che non rovina il libro, ma crea un pò di contrasto. Roba di poco conto comunque che non rovina la godibilità del testo.
Emozionante, coinvolgente, speranzoso, un libro che è catalogato come young adult ma che può essere letto dai 14 ai 100 anni, ci sono molti spunti di riflessione che possono essere applicati alla nostra società; un libro intenso, dove in un mondo in rovina vince l'amore più grande che possa esistere.
Spero vivamente che la Lowry possa scrivere altro e non fermarsi a questo quarto libro anche se l'autrice ha dichiarato che sarebbe stato conclusivo della serie. Me lo auguro perchè questi quattro libri sono di una bellezza assoluta, probabilmente i migliori che ho letto negli ultimi anni.
L'ho trovato molto noioso, ci sono parti del libro che si possono tranquillamente saltare, sembrano messe li giusto per aumentare il numero di pagine di un libro che altrimenti sarebbe stato un semplice racconto.
Assurdo poi, secondo me, non inserire delle note a piè pagina per quelle parole in russo (la storia è ambientata a Mosca) che ben pochi sanno il significato... non tutti conoscono il russo (direi pochi) e quindi il lettore non riesce a ricreare perfettamente nella mente quello che trasmette l'autore, non sapendo appunto il significato di quelle parole.
Il libro scorre bene, lo stile di Terry Brooks mi piace molto. Però in questo secondo e ultimo capitolo delle Leggende di Shannara è stata persa una grande occasione, perchè alcuni personaggi introdotti nel primo meritavano di essere approfonditi, serviva a questo fine almeno un terzo libro, invece ne sono stati fatti solo due (forse decisione imposta dall'editore), e così personaggi come Bonnasaint, Aislinne, la stessa Prue Liss, sono stati ridimensionati, alcuni davvero parecchio.
Un esempio su tutti, Bonnasaint, nel primo libro il personaggio prometteva davvero bene, nel secondo muore come un cretino... meritava molto di più!
Speriamo nei prossimi, non vorrei che il buon Terry abbia perso la magia.
“Credi in dio?”
“Credo in qualcosa più grande di noi”
“Credi in giuliano ferrara?”
Questa è solo una delle perle che si trovano in questo libro, disegnato male come dice l'autore, ma con dei testi fantastici!
Per me ormai è abitudine giornaliera la visita al suo blog per godermi la striscia quotidiana e vi garantisco che li di perle ce ne sono tantissime!
Certo, nel libro non si trova la perla ad ogni vignetta, ma sarebbe stato praticamente impossibile farlo.
Non gli do il massimo punteggio solo per una questione di gusti personali, nel senso che i miei personaggi preferiti sono solo accennati in questo libro, in quei personaggi (dio, papa sisto, detective smullo) secondo me l'autore raggiunge vette altissime, ma ripeto, questo è solo un mio punto di vista.
Del resto anche questo libro ha certe vette che ti lasciano a bocca aperta, come quando parla dell'eucarestia (giusto per citare solo un esempio).
E chi avrebbe mai detto che l'autore inserisse in questo libro anche degli spunti seri? Sembra incredibile eppure ci sono, e sono anche intelligenti.
Insomma, come ripeto da qualche anno, il buon Davide La Rosa è un fottuto genio, e sono contentissimo (e onorato) di avergli stretto la mano al Lucca Comics (MI)* di quest'anno (2012).
Il libro naturalmente lo consiglio a tutti, è un must, per quanto riguarda me, cercherò appena possibile di reperire gli altri lavori cartacei di Davide, lo merita davvero.
* nota: se seguite l'autore capirete ;)
Il libro parte un pò lento, ma una volta che comincia a scorrere bene ti prende e non ti lascia più fino alla fine, e una volta finito ti chiedi come potrai stare ora senza questo libro e senza Biff.
Divertente, riflessivo, sarcastico, commovente, filosofico.
Che tu sia cristiano, musulmano, buddhista, ateo, non importa, questo libro ti lascia molto di più di quanto possano fare le varie bibbie, corani ecc.