
I promessi sposi è un romanzo storico di Alessandro Manzoni. E' considerato uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana, ed è per questo che ne viene obbligata la lettura nelle scuole dell'obbligo. Fu edito in una prima versione nel 1827; rivisto in seguito dallo stesso autore, soprattutto nel linguaggio, fu ripubblicato nella versione definitiva fra il 1840 e il 1841.
Ambientato dal 1628 al 1630 in Lombardia durante l'occupazione spagnola, fu il primo esempio di romanzo storico della letteratura italiana. Il romanzo si basa su una rigorosa ricerca storica e gli episodi del XVII secolo, come ad esempio le vicende della Monaca di Monza e la grande peste del 1629-1631, si fondano tutti su documenti d'archivio e cronache dell'epoca.
Diciamo subito che secondo me la scuola italiana è riuscita in un'impresa veramente complessa, che ha dell'incredibile: far odiare a generazioni di studenti un buon romanzo, non certo un capolavoro, ma un buon testo ben scritto, ben documentato e in alcune parti addirittura avvincente. “Fai l'analisi psiclogica del personaggio”, “introduzione della figura della monaca di Monza”, “Analisi del personaggio dell'Innominato” e via dicendo, hanno ridotto i poveri studenti a bistrattare una storia che se letta come tutti gli altri romanzi, si fa leggere.
Quello che proprio non mi va a genio di questo libro è punto primo il significato profondo dell'opera suggerito dal Manzoni stesso, ossia: con la fede in Dio tutti i problemi e le disgrazie si possono superare. La Provvidenza è presente dalla prima pagina del romanzo, fino alla fine. Questo va contro le mie idee personali e ciò mi ammorba all'inverosimile. L'altra cosa che mi ha sempre angustiato nella lettura è il personaggio di Lucia, so che la figura femminile del'800 è ben diversa da quella attuale, ma questa donna non fa che pregare e piangere o implorare per tutto il santissimo libro. Pochi personaggi mi hanno ispirato un odio così profondo.
So che bisognerebbe dare un voto molto più alto a questo libro, ma la scuola è riuscito a farmelo odiare dal profondo e il lettore obbiettivo che è in me proprio non riesce a convincermi del contrario. Dunque tre stellette caro il mio Manzoni, mi dispiace ma non prendertela con me.
L'alternativa del diavolo, in originale “The Devil's Alternative” è un romanzo thriller di Frederick Forsyth pubblicato nel 1979, che è uno scrittore britannico noto come autore di spy-story come “Il giorno dello sciacallo”, “I mastini della guerra”, “Dossier Odessa”, “Il pugno di Dio” e “Il quarto protocollo”.
Scritto prima del 1979, i capi di Governo e di Stato rappresentati nel libro sono fittizi, ma è possibile riconoscere alcuni protagonisti degli anni Settanta: Joan Carpenter, il primo ministro inglese nel libro, ricorda Thatcher; William “Bill” Matthews, presidente USA, è ricalcato su James “Jimmy” Carter; il suo consigliere per la sicurezza nazionale Stanislaw Poklewski rimanda chiaramente a Brzezinski e David Lawrence, il segretario di Stato USA a Vance.
“Non ho alcuna possibilità di scelta. O piuttosto, qualsiasi scelta faccia, degli uomini moriranno.” Il presidente degli Stati Uniti e altri capi di Stato nel mondo si trovano di fronte alla cosiddetta “Alternativa del Diavolo”: dover decidere la perdita di vite umane senza assumersene la responsabilità. La carestia che minaccia l'Unione Sovietica significa infatti la condanna a morte per migliaia di persone. Per scongiurare la fame, il Politburo del partito non ha altra scelta che rivolgersi ai Paesi dell'Occidente capitalista acquistando grandi quantità di grano. Gli USA vogliono approfittare della situazione di debolezza sovietica per costringerli a concessioni nel campo della riduzione degli armamenti nucleari.
Nel frattempo un gruppo di nazionalisti ucraini sta per infliggere al Kgb una grave umiliazione col fine di dimostrare che il famigerato e potente organismo di spionaggio non è poi così invincibile come si vuole far credere. Le conseguenze saranno imprevedibili sullo scacchiere politico mondiale dove un agente segreto inglese (con la sua controparte russa) ed i capi di Stato dei due blocchi contrapposti durante la guerra fredda giocano una partita dura in Europa, il campo di battaglia più importante per il dominio. Da Mosca a Washington, da Londra a Rotterdam, dalla campagna irlandese alla più grande petroliera del mondo, decine di personaggi, tra cui un gruppo di terroristi e un solitario agente segreto inglese incaricato di una delicatissima missione, si mettono in moto per risolvere il diabolico dilemma, in un continuo susseguirsi di colpi di scena che culmineranno in un'incredibile sorpresa finale.
Sicuramente questo romanzo è tra i migliori dell'autore (anche se è molto difficile trovarne uno che sia sotto le aspettative). Questa è una corsa velocissima e mozzafiato tra Cremlino, Casa Bianca, colonie in Cisgiordania, Mare del Nord, Downing street. La conclusione è una trovata tra le migliori che mi sia capitata di leggere nei libri di spy stories.
Frederick Forsyth, maestro del thriller internazionale, non smentisce il suo comprovato talento, ci regala un intreccio appassionante che rivela trame oscure e aggiungo che dietro a tutti i suoi libri c'è un elemento che è costante e che rende così appassionante le sue trame: la verosimiglianza. Non esistono eroi alla “Bourne” di Ludlumiliana memoria, ma persone normali che un acutissimo spirito d'osservazione, discrezione e tanta tenacia arrivano a sbrogliare matasse complicatissime come sono quelle dello spionaggio.
Forsyth arriva a descrivere in maniera così dettagliata il lavoro di spia che i suoi libri potrebbero essere letti come manuali d'addestramento: le tecniche, gli accorgimenti, le sottigliezze che usano i personaggi da lui inventati, sono così verosimili che ogni lettore leggendolo si trasforma nel migliore degli agenti segreti.
Questo romanzo è uno dei suoi maggiori successi della serie guerra fredda. E' un romanzo dalla tensione tagliente e penetrante. Un piccolo capolavoro. Da leggere per tutti gli appassionati di spy-stories.
Il Quarto Protocollo, genere spionaggio e fantapolitica, in originale “The Fourth Protocol” uscito nel 1984, è un libro di Frederick Forsyth, che è uno scrittore britannico noto come autore di spy-story come “Il giorno dello sciacallo”, “I mastini della guerra”, “Dossier Odessa”, “Il pugno di Dio” e “Il quarto protocollo”.
Il titolo del romanzo trae la sua origine dal Trattato di non-proliferazione delle armi nucleari firmato il 1º luglio 1968 fra i tre Paesi che all'epoca disponevano di tecnologia nucleare per uso bellico: Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica. I protocolli segreti dell'accordo erano quattro: i primi tre erano decaduti nel corso degli anni per obsolescenza tecnologica o perché configuravano una minaccia per la quale era stata trovata adeguata contromisura. Il cosiddetto quarto protocollo, invece, impegnava i Paesi firmatari a non costruire e esportare componenti di ordigni nucleari in un altro Paese. Il Piano Aurora, descritto nel libro, era quindi una palese violazione del quarto protocollo.
Dal libro è stato tratto il film omonimo Quarto protocollo del 1987, diretto da John Mackenzie e interpretato dagli attori Michael Caine, Pierce Brosnan e Joanna Cassidy. La sceneggiatura, alla cui stesura partecipò lo stesso Forsyth, è tuttavia leggermente diversa allo scopo di semplificare l'azione e rendere più fluida la narrazione.
Il romanzo prende le mosse dall'ipotesi che attivisti comunisti dell'ultrasinistra britannica fedeli all'URSS avessero infiltrato il Partito Laburista fino alle posizioni di vertice il momento in cui il Labour avrebbe vinto le elezioni nazionali per gettare la maschera e dar corso a un radicale cambiamento di politica interna ed estera: gli aspetti più importanti della sovversione sarebbero stati la nazionalizzazione di ogni impresa, l'abrogazione della proprietà privata e, soprattutto, l'uscita del Regno Unito, il più fedele alleato degli Stati Uniti, dalla NATO. Secondo i piani di Mosca, questa uscita avrebbe dovuto innescare un effetto domino che avrebbe provocato l'abbandono del Patto Atlantico da parte anche di altri Paesi dell'Europa occidentale, sancendo l'isolamento politico e militare degli Stati Uniti e la fine della loro supremazia nucleare in Europa.
Frederick Forsyth, maestro del thriller internazionale, non smentisce il suo comprovato talento, ci regala un intreccio appassionante che rivela trame oscure e aggiungo che dietro a tutti i suoi libri c'è un elemento che è costante e che rende così appassionante le sue trame: la verosimiglianza. Non esistono eroi alla “Bourne” di Ludlumiliana memoria, ma persone normali che un acutissimo spirito d'osservazione, discrezione e tanta tenacia arrivano a sbrogliare matasse complicatissime come sono quelle dello spionaggio.
Forsyth arriva a descrivere in maniera così dettagliata il lavoro di spia che i suoi libri potrebbero essere letti come manuali d'addestramento: le tecniche, gli accorgimenti, le sottigliezze che usano i personaggi da lui inventati, sono così verosimili che ogni lettore leggendolo si trasforma nel migliore degli agenti segreti.
Questo romanzo è uno dei suoi maggiori successi della serie guerra fredda. E' un romanzo dalla tensione tagliente e penetrante. Un piccolo capolavoro. Da leggere per tutti gli appassionati di spy-stories.
Visto che si parla di un prossimo film della Warner su questo ciclo (di ben 14 libri!!) e la Mondadori ha appena stampato un volumone che racchiude i primi tre romanzi di questa saga, mi permetto di recensire i primi tre episodi tutti insieme. Prima di tutto spero mi perdonerete se non entrerò specificatamente nelle tre trame delle opere proposte, in quanto questa fu una lettura di tanti anni fa. Posso però esprimere un giudizio globale su questi tre primi libri (Spada - Canzone - Pietre) che purtroopo devo dirvi è guastata dai successivi quattro (di più proprio non ce l'ho fatta). Siamo alle prese con un fantasy “puro”, più che puro direi “commerciale”, purtroppo l'errore che si fa spesso quando si parla di un libro fantasy è paragonarlo al “Signore degli Anelli” di Tolkien (spero bene che qui tutti sappiano di cosa sto parlando ), cadrò nell'errore anche io ma non per le medesime ragioni. Non so bene come girarla, ma l'odore di “Lotr” è tanto, sopratutto nel primo libro, molti hanno anche “accusato” l'amico Terry di averci buttato le sue manone per delle belle scopiazzature. Vedasi il Druido Allanon —> Gandalf e altre cosette. Non sono del tutto d'accordo, qualcosa forse sì, ma la storia si discosta parecchio da Lotr. Non aspettatevi una caraterizzazione dei personaggi di quelle eccelse, la trama è buona sopratutto per il primo, che devo dire ai suoi tempi mi piacque parecchio. C'è da dire che nei successivi due la trama un pochetto si ripete. Potremmo definirla più o meno così: i due personaggi principali (sono sempre due) non sanno del loro potere, Allanon glielo viene a dire, non lo accettano ma poi capiscono che il Bene deve trionfare sul Male e partono all'avventura. Ripeto forse gli ultimi libri mi hanno lasciato troppo retrogusto amaro e giudico i primi in retrospettiva. Ma nel mio database ai suoi tempi avevo dato un bel “10” al primo (La Spada di Shannara) che trovate ancora in singolo, dunque... Buona Lettura!
«...È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo che può sempre emergere...»
Dal Diario di Anna Frank
Comincio subito col dire che ho letto tanti libri sulle deportazioni e lo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, questo è un argomento che ho sempre approfondito: ho visitato il campo di concentramento di Dachau e ho visto la casa di Anna ad Amsterdam, dunque non voglio in alcun modo sminuire quella che è stata la più grande tragedia del novecento dicendo che tra tutti i libri da me letti e le mie conoscenze su questo triste periodo storico, questo è sicuramente il romanzo che mi è piaciuto di meno. Il libro è stato anche oggetto di una riduzione teatrale e di una cinematografica, uscita nel 1959, nonché di un film di animazione nel 1999. Nel 2009 l'UNESCO ha inserito il Diario di Anna Frank nell'Elenco delle Memorie del mondo e il manoscritto originale è conservato nell'Istituto nazionale degli archivi sulla seconda guerra mondiale di Amsterdam.
Il Diario di Anna Frank è la raccolta in volume degli scritti, in forma di diario e in lingua olandese, di Anna Frank (1929-1945), una ragazza ebrea nata a Francoforte e rifugiatasi con la famiglia a Amsterdam, costretta nel 1942 a entrare nella clandestinità insieme alla famiglia per sfuggire alle persecuzioni e ai campi di sterminio nazisti. Il diario che ha scritto durante il periodo trascorso in clandestinità la renderà famosa in tutto il mondo. Per due lunghi anni vivrà insieme ad altri sette compagni in clandestinità nella casa sul retro in Prinsengracht 263 ad Amsterdam; malgrado tutto e non si è mai riusciti ad appurare come, questi clandestini verranno scoperti e deportati nei campi di concentramento.
Dopo essere stata deportata nel settembre 1944 ad Auschwitz, Anna morirà di tifo a Bergen-Belsen, nel febbraio o marzo del 1945. Il padre Otto Frank, sarà l'unico degli otto inquilini a sopravvivere.
Alcuni amici di famiglia che avevano aiutato i clandestini riuscirono a salvare gli appunti scritti da Anna all'interno dell'alloggio segreto, consegnandoli poi al padre, Otto Frank, che ne curò la pubblicazione. La prima edizione a stampa tenne conto sia della prima redazione originale, sia di successive rielaborazioni che Anna stessa stava facendo, auspicando una futura pubblicazione del suo diario; alcune pagine del diario furono omesse, perché ritenute da Otto Frank non rilevanti al pubblico olandese, dalle questioni relative al sesso ai conflitti sotterranei con la madre e gli altri abitanti dell'alloggio, che Anna aveva raccontato senza censure. L'ultima redazione, che è quella che possiamo leggere noi oggi è stata messa a punto dalla Fondazione Anne Frank dopo la morte di Otto e presenta delle integrazioni per permetterci di avere uno sguardo più ampio e completo sulla vicenda.
Dopo un'accoglienza iniziale piuttosto fredda, a mano a mano che il pubblico veniva a conoscenza dei fatti della Shoah, il libro suscitò un vasto interesse ed ebbe svariate traduzioni e pubblicazioni (ad oggi è pubblicato in più di quaranta paesi) e rappresenta un'importante testimonianza delle violenze subite dagli ebrei durante l'occupazione del nazismo.
Nel suo diario Anna Frank parla delle angosce, delle illusioni, dei sogni, della distribuzione del cibo, dei turni in bagno, del cibo che non arriva, delle malattie temute e dello svolgimento della guerra. L'ultima annotazione porta la data del 1° agosto 1944; il 4 agosto l'alloggio segreto verrà scoperto e tutti i suoi abitanti arrestati.
Anna Frank comincia la stesura del suo diario come una tredicenne qualunque: si appresta a raccontare la sua vita in pagine che sono destinate solo a lei stessa. Racconta gli aneddoti quotidiani e le riflessioni di un'adolescente che cerca di mantenere una vita normale nonostante le grandi difficoltà del periodo storico in cui vive. Troviamo i turbamenti e i divertimenti della prima giovinezza, i flirt, lo studio, i pomeriggi con gli amici ma anche i divieti imposti dal regime nazista e la costante minaccia di essere arrestati per il solo fatto di essere ebrei. Poi la segregazione, la vita rinchiusa.
Ora io credo che questo sia un documento storico di enorme valore e come tale fin qui ne ho scritto, una testimonianza che rimarrà come studio per le generazioni a venire per avere uno spaccato di quella che fu la Shoah, ma se devo valutarlo come libro a prescindere, non posso non dire che di un diario di un'adolescente stiamo parlando: le parti del flirt tra Anna e Peter, gli screzi nell'appartamento, le amicizie, i libri e le riviste lette, l'accudimento del gatto, etc... risultano indigeste.
Cinque stelle per il documento storico, una per la lettura di un diario adolescenziale che la stessa Anna voleva un giorno pubblicare.
Visto che si parla di un prossimo film della Warner su questo ciclo (di ben 14 libri!!) e la Mondadori ha appena stampato un volumone che racchiude i primi tre romanzi di questa saga, mi permetto di recensire i primi tre episodi tutti insieme. Prima di tutto spero mi perdonerete se non entrerò specificatamente nelle tre trame delle opere proposte, in quanto questa fu una lettura di tanti anni fa. Posso però esprimere un giudizio globale su questi tre primi libri (Spada - Canzone - Pietre) che purtroopo devo dirvi è guastata dai successivi quattro (di più proprio non ce l'ho fatta). Siamo alle prese con un fantasy “puro”, più che puro direi “commerciale”, purtroppo l'errore che si fa spesso quando si parla di un libro fantasy è paragonarlo al “Signore degli Anelli” di Tolkien (spero bene che qui tutti sappiano di cosa sto parlando ), cadrò nell'errore anche io ma non per le medesime ragioni. Non so bene come girarla, ma l'odore di “Lotr” è tanto, sopratutto nel primo libro, molti hanno anche “accusato” l'amico Terry di averci buttato le sue manone per delle belle scopiazzature. Vedasi il Druido Allanon —> Gandalf e altre cosette. Non sono del tutto d'accordo, qualcosa forse sì, ma la storia si discosta parecchio da Lotr. Non aspettatevi una caraterizzazione dei personaggi di quelle eccelse, la trama è buona sopratutto per il primo, che devo dire ai suoi tempi mi piacque parecchio. C'è da dire che nei successivi due la trama un pochetto si ripete. Potremmo definirla più o meno così: i due personaggi principali (sono sempre due) non sanno del loro potere, Allanon glielo viene a dire, non lo accettano ma poi capiscono che il Bene deve trionfare sul Male e partono all'avventura. Ripeto forse gli ultimi libri mi hanno lasciato troppo retrogusto amaro e giudico i primi in retrospettiva. Ma nel mio database ai suoi tempi avevo dato un bel “10” al primo (La Spada di Shannara) che trovate ancora in singolo, dunque... Buona Lettura!
Posso affermare che questo libro mi diede la spinta definitiva verso il baratro. Ero in prima media e a scuola allestivano una serie di bancarelle con i libri per noi ragazzi, mi ricordo ancora il momento in cui guardai quella copertina (non questa che vedete purtroppo non ho trovato quella mia originale), c'era un drago che sputava fiamme su una sala piena di tesori... in alto campeggiava il titolo “Lo Hobbit”, caspita e cosa sarà mai stato uno Hobbit? Segnai il libro su un foglietto di carta e la sera chiesi i soldi per poterlo comperare l'indomani. Andai a letto pensando a quelle fiamme e a tutti quei tesori. L'indomani presi il libro e cominciai a leggerlo già lì a scuola durante le lezioni. Capii cos'era un hobbit, capì che il drago sulla copertina si chiamava Smaug e capii che i miei soldi in futuro sarebbero stati spesi per tanti libri come questo. Questo è quello che mi fece Bilbo.
Il giorno dello sciacallo è un romanzo thriller scritto da Frederick Forsyth, pubblicato nel 1971. È considerato dalla critica come uno dei più famosi libri di spionaggio e infatti fu il primo best-seller dell'autore. La descrizione fatta dell'omicidio sul libro è la stessa dinamica dell'attentato reale.
Lettori del libro furono il terrorista Carlos, tra i cui effetti personali fu ritrovata una copia; un'altra copia la possedette Yigal Amir, il giovane estremista di destra che assassinò nel 1995 Rabin, l'allora Primo ministro d'Israele: la polizia stabilì che usò il testo come manuale d'assassinio. Esistono anche due versioni cinematografiche del libro: Il giorno dello sciacallo del 1973 e The Jackal del 1997.
La trama è presto scritta: un sicario professionista è incaricato di uccidere il Presidente francese Charles De Gaulle. L'Organisation armée secrète guidata da Marc Rodin contatta, dopo averlo selezionato da un'ampia rosa di candidati, un sicario professionista per ucciderlo. Il presidente francese, che ha finalmente concesso all'Algeria l'indipendenza dopo oltre cento anni di dominio coloniale, agli occhi dell'OAS si è macchiato di della gravissima colpa di aver amputato la patria francese. Lo sciacallo, il nome deciso dal killer, dovrà agire in segreto per portare a compimento la sua missione. Il killer viene seguito però dal più pignolo investigatore della polizia, Claude Lebel. Investito di poteri eccezionali dal Governo francese, Lebel inizia una battaglia a distanza con lo Sciacallo che tenta di sfuggire ai suoi inseguitori percorrendo, in un susseguirsi mozzafiato di episodi, tutta la Francia.
Credo che questo sia stato il mio primo contatto con quello che io considero il vero maestro delle spy-stories (più del paturnioso Le Carrè), un libro straordinario che per gli amanti del genere è davvero qualcosa che non può mancare. Il ritmo è incalzante, i dettagli resi nella massima perfezione, i due personaggi principali, contrapposti nei loro ruoli, sembrano prendere vita davanti agli occhi del lettore; il linguaggio è scorrevole, le azioni sono descritte benissimo e la tensione è palpabile, con un patos che non cala mai durante tutta la storia.
Molti autori di oggi del genere spionistico, tendono a stupire il lettore con trovate che impressionano sulle pagine di un libro, ma che nella realtà difficilmente avvengono, invece il punto di forza di questo libro è che tutto quello che è descritto nella storia o è vero o è verosimile,nel senso che potrebbe accadere realmente!
Insomma una caccia all'uomo sfrenata, personaggi portentosi, ritmo palpitante senza mai un calo, direi che siamo ai pesi massimi della letteratura spionistica e in particolar modo della sfida “caccia all'uomo”.
Un capolavoro di immensa fattura! Non lascio il voto massimo perché secondo me è appena inferiore a “Il pugno di Dio”, vero caposaldo per me di tutta la letteratura di questo genere.
Da leggere a chi piacciono le cacce all'uomo, i ritmi indiavolati e senza respiro!
Raistlin - I fratelli in armi, in originale “Brothers in Arms” è un romanzo fantasy scritto da Margaret Weis e Don Perrin e pubblicato per la prima volta nel 1999 in America dalla TSR. È il secondo romanzo del ciclo Le Cronache di Raistlin e si riconduce all'ambientazione e al mondo di “Dragonlance”.
La trama è la seguente: prosegue l'addestramento dei gemelli, iniziata con il primo libro e qui si narra della loro esperienza come mercenari nell'esercito del Barone Pazzo, Ivor di Langtree, un nobile votato alle cause buone ed onorevoli, che viene reclutato con l'inganno in una terribile ed ingiusta battaglia contro la cittadina di Fine della Speranza. La battaglia, promossa dal generale delle truppe dei draghi, Lord Ariakas, è un pretesto per un proposito ben più losco: sotto suggerimento della Regina delle Tenebre, infatti, il Signore dei Draghi intende mandare un manipolo scelto di uomini per rubare le uova dei draghi buoni, che riposano nella montagna alla quale la cittadella è addossata, ed usarle per i propri piani. Il “manipolo scelto” è composto da due soli elementi: Kitiara, sorellastra dei gemelli, all'inizio della sua scalata al potere degli Eserciti dei Draghi, ed Immolatus, un drago rosso sanguinario e decisamente inaffidabile. I gemelli si trovano così, senza saperlo, a combattere dalla stessa parte della sorellastra che non vedono da anni. Sarà però grazie a loro, ed all'intervento prezioso del loro amico mezzo kender Scrounger, che si eviterà sia la distruzione della pacifica cittadina, sia il furto delle uova dei draghi metallici.
Il libro, scritto nel 1999, conclude la saga delle avventure in solitaria dei due gemelli adolescenti: presenta una completa biografia di Raistlin e di tutti i personaggi che lo accompagneranno nel corso della Guerra delle Lance. Riporta anche negli ultimi capitoli una premonizione di quella che avverrà alla fine della saga delle Leggende.
Credo che Raistlin sia il miglior personaggio di Dragonlance. Per chi ha letto e apprezzato le cronache, non si può far a meno di adorare questo personaggio cupo e misterioso, il più misterioso e al contempo il più amato in tutti i tomi, Raistlin è un vero fenomeno di contraddizioni, e questi due volumi ci spiegano e raccontano come sia nato, cresciuto e vissuto, fino alle cronache. Dunque per chi si è sempre lasciato intrigare dalla personalità sfuggente e ambigua di Raistlin questo sarà un viaggio alla scoperta dei passi che lo hanno condotto verso l'oscurità, verso il suo inevitabile destino.
Consiglio vivamente a chi ama il ciclo di Dragonlance di non perdere questo volume e per chi invece intende intraprendere ora il suo viaggio su Krynn indubbiamente questo sarebbe l'inizio migliore.
Tutti i miei robot è un'antologia di racconti di fantascienza di Isaac Asimov, del 1982. O per meglio dire è l'Antologia, proprio con la “A” maiuscola. L'opera summa dei suoi scritti con il soggetto “Robot” e ricordiamo che Mr Asimov, è il padre dei robot, così come delle famosissime tre leggi:
1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
Questo volume contiene 31 storie scritte fra il 1940 e il 1977, che hanno per protagonisti appunto i robot. La maggior parte di questi racconti sono precedentemente contenuti in “Io, robot”, in “Il secondo libro dei robot” e nella “Antologia del bicentenario”. Questi racconti, per chi vuole affrontare la lettura in ordine cronologico, dei libri di quello che io considero il padre della fantascienza, sono molto propedeutici per capire lo sviluppo della storia dell'Universo della fondazione.
I racconti presenti in “Tutti i miei robot” non sono ordinati cronologicamente ma sono stati raggruppati dallo stesso Asimov in base a caratteristiche che li accomunano; ogni gruppo inoltre è preceduto da una breve prefazione dell'autore.
Il robot descritto da Asimov è ricco e pieno di sfaccettature, ma soprattutto in continua evoluzione. L'interpretazione o la mancata interpretazione delle tre leggi pone i robot in situazioni di complessità crescente. Toccherà ai vari Powell e Donovan o alla robotologa Susan Calvin, risolvere le varie situazioni che vengono a crearsi.
Piacevole, ironico, fantasioso, geniale, un capolavoro assoluto e fondamentale, come molti altri libri del buon Dottore. Lettura immancabile per ogni appassionato di fantascienza, Asimov si può considerare come la fantascienza stessa.
Risulta alla fine facile ma allo stesso tempo incredibile comprendere come i racconti di Asimov si risolvano spesso nelle ultimissime righe lasciando il lettore stupefatto. Asimov, benché non si sappia molto è stato anche un abile giallista, oltre un saggista di un certo livello.
Insomma, non potete dire di amare la fantascienza senza aver letto questo libro e se non lo avete mai fatto perché non vi piace il genere, questa serie di racconti vi potrà portare a ricredervi.
Questi sono i libri che sembrano sbucare all'improvviso nella tua libreria, non si sa bene da dove vengono, sembrano essere usciti da un buco spazio-temporale ed essere finiti direttamente nel tuo scaffale. Non ti ricordi dove lo hai preso, ti stupisci perché è lontano dalle tue abituali letture e ricordi a malapena di averlo letto.
Comunque la trama è presto detta: una famosa e poco amata scrittrice mondana viene assassinata e il mondo della moda è in subbuglio, poiché nel libro a cui lei stava lavorando ci sarebbero state rivelazioni sconvolgenti su molti dei suoi più celebri e potenti personaggi. Il delitto turba Neeve, figlia di un ex comandante della polizia e proprietaria di una boutique di cui la scrittrice era cliente. La ragazza comincia ad indagare, scoprendo con orrore che molti sono coloro i quali avrebbero potuto commettere il delitto, ma ignorando di essere lei stessa in grave pericolo.
Con il suo perfetto dosaggio di ingredienti, è un buon thriller: la trama è sapientemente costruita, l'ambientazione accattivante, i personaggi si fissano nella memoria, e, soprattutto, vi è una “suspence” continua e un finale che sorprende. Ecco mi ricordo che mi era piaciuto soprattutto il finale.
In ogni caso per un buon thriller l'elemento essenziale è la suspense e in questo romanzo è ben ideata, tanto che (quasi) ogni personaggio potrebbe essere il colpevole, ma solo alla fine si dipanerà l'intrigo, ovviamente con finale sorpresa.
Da leggere se siete appassionati del genere o dell'autrice.
Libro di lettura scolastica, con esercizi annessi per la comprensione della lettura. Credo che sia una dell letture peggiori che mi sia mai stata imposta ai tempi delle medie.
Un prete scompare, ma che fine ha fatto se ne resta solo il cappello?
Analisi psicologica di un assassino che per un semplice particolare rischia la rovina. Pesante come un cinghiale sulla pancia.
Non so neanche perchè non sia finito in qualche scatolone ad ammuffire in cantina.
Da dimenticare di possederlo.
Un sacchetto di biglie è un romanzo di Joseph Joffo pubblicato nel 1973. Discende da una famiglia di ebrei russi ed è nato nel 1931 a Parigi. E' figlio di parrucchieri e trascorre la sua infanzia in un quartiere popolare. Nel 1971, in seguito ad un incidente di sci, rimase per molti mesi immobilizzato. Iniziò così la sua carriera di scrittore con “un sacchetto di biglie” tradotto in diciotto lingue. L'autore è anche protagonista del libro e ora ha tre bambini e conserva ancora la sacca che ha rappresentato tutti i suoi viaggi in solaio...
Il libro è una lettura per ragazzi scorrevole e piacevole, scritta in maniera molto semplice che si rivolge principalmente ai ragazzi e ai bambini e che li aiuta ad avvicinarsi delicatamente ad un argomento così complesso, traumatizzante e sconvolgente come la deportazione e la morte degli ebrei nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale.
Il romanzo è molto bello e interessante poiché narra la storia vera e le vicende di una famiglia che si divide e si ricongiunge più volte nella Francia occupata. Durante la lettura ci si rende conto delle difficoltà che hanno dovuto affrontare due fratelli di soli 10 e 12 anni continuamente in fuga per sfuggire alle SS che li volevano deportare nella Germania nazista.
Io l'ho trovato molto scorrevole, scritto in maniera semplice ma che sa commuovere. A mio parere può essere una lettura anche per un pubblico più adulto che saprà leggere con occhi diversi e dare una chiave di lettura più consapevole alle vicende narrate, agli orrori delle persecuzioni degli ebrei.
Un libro di lotta, della perdita della spensieratezza e della gaiezza propria dei bambini, con il simbolo del gioco e della fanciullezza perduta insita proprio in quel sacchetto di biglie che accompagnerà per sempre l'autore del romanzo.
“La vita dipende da piccole cose e in quegli anni posso dire che per noi dipendeva da quasi niente.”
Si potrebbe definire questo libro l'Elogio all'Amicizia. In questo piccolo gioiello troviamo la storia di due ragazzi sedicenni nella Germania degli anni trenta con il nazismo che incombeva con le sue leggi razziali. Un libro che si dovrebbe tenere sempre sulla scrivania a portata di mano, come un buon dizionario. Carico di significato, tipico ed ottimo esempio di letteratura per ragazzi, anche se è bello riscoprirlo da adulti, perchè l'amicizia non ha età.
Un romanzo che praticamente è un omaggio al film. Sembra la sua sceneggiatura e non sono bene informato, ma probabilmente è la sua trasposizione dovuta all'enorme successo che ha riscosso questo primo titolo di una trilogia del cinema ormai universalmente nota.
La trama credo che sia universalmente nota: Marty, adolescente degli anni ottanta, musicista rock, viene chiamato dal suo amico Doc per assistere a degli esperimenti sul viaggio nel tempo, ma in un parcheggio Doc viene raggiunto da alcuni terroristi che intendono ucciderlo perchè ovviamente il plutonio con cui aveva promesso di fabbricargli una bomba è finita nella mitica DeLorean. Durante la fuga Marty innesta involontariamente i meccanismi per viaggiare nel tempo, nel 1955, ma il plutonio è sufficiente per un viaggio solo...
Libro che fa l'occhiolino al film, di certo non è una lettura fondamentale, di esclusivo uso per i fan di Marty & Doc.
Chi di voi non ha visto il film tratto da questo stupendo libro? Credo che se siete sui trent'anni, in pochi non l'avranno fatto. E tutti abbiamo nell'immaginario la figura di Marko Ramius, interpretata dal mitico Sean Connery.
Personalmente trovo che questo libro sia, secondo la mia personalissima classifica, il secondo in assoluto migliore dopo l'inarrivabile “Uragano Rosso”; spettacolare e ricco di suspense come tutti i libri di Clancy si fa leggere tutto d'un fiato.
La trama è intrigante, la strategia militare sorprendente, sicuramente un po' ostico in alcuni punti, con tutte le descrizioni tecniche degli armamentari statunitensi e sovietici, ma il punto vero di forza sono i personaggi, dotati di carisma e personalità sorprendente. Mentre leggerete queste pagine potrete respirare il clima e l'aria di un sottomarino durante la guerra fredda. Quando bastava poco per distruggere l'intera Terra.
Il libro è diviso in giornate, ogni capitolo rappresenta un giorno, secondo me una scelta azzeccata che rende ancor più bello lo scorrere della trama, la corsa verso la libertà di Ramius e la prova di intelligenza con Ryan.
Direi che come in altri pochi casi il libro si fonde bene con il film e la lettura della storia diventa obbligatoria come la visione della pellicola. Non posso che consigliarle entrambe.
La fattoria degli animali, in originale, “Animal Farm” è un romanzo satirico - nei confronti del comunismo sovietico - scritto da George Orwell. In italiano è stato pubblicato per la prima volta nel 1947. L'autore, socialdemocratico e laburista, combatté nella guerra civile spagnola e subì violente persecuzioni da parte delle formazioni militari staliniste. Dall'esperienza spagnola Orwell ricavò quella viva ostilità nei confronti di Stalin e della sua dittatura.
La fattoria degli animali fu concepita a partire dal 1937, durante la permanenza in Spagna. Per il suo contenuto altamente irriverente nei confronti dell'Unione Sovietica, che all'epoca, in piena seconda guerra mondiale, era alleata del Regno Unito contro la Germania nazista, Orwell riuscì a pubblicare l'opera solo nell'agosto 1945, dopo la fine del conflitto. Ci furono vari tentativi fatti anche dalla critica e dagli intellettuali in generale, per spingere il pubblico a non acquistare il libro. Un'opera simile poteva dunque essere vista come un segno di scarsa lealtà da parte del Regno Unito. Dal romanzo sono stati tratti anche due film.
La trama è dunque questa: Gli animali della fattoria Manor decidono di ribellarsi al padrone e di instaurare una loro democrazia. I maiali Napoleon e Snowball capeggiano la rivoluzione che però ben presto degenera. Infatti Napoleon, dopo aver bandito Snowball, introduce una nuova costituzione: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. La dittatura e la repressione fanno riappacificare gli animali con gli uomini che ormai non appaiono più agli ex rivoluzionari molto diversi da loro. Il romanzo è un'allegoria del totalitarismo sovietico del periodo staliniano. È ambientato in una fattoria dove gli animali, stanchi dello sfruttamento dell'uomo, si ribellano. Dopo aver cacciato il padrone, gli animali decidono di dividere il risultato del loro lavoro seguendo il principio marxista «da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni».
La favola, che come nelle antiche favole di Esopo e Fedro ha come protagonisti degli animali, può essere letta come un'allegoria di tutte le rivoluzioni che, trasformandosi in regime, vengono in qualche modo tradite. Inoltre, come tutte le favole, anche questa ha una morale. L'educazione è un tema fondamentale nel libro, in quanto gli animali credono ciecamente alla propaganda proprio perché incapaci di filtrare le informazioni che vengono loro propugnate dal regime. L'ignoranza è dunque un'arma preziosa nelle mani di qualsiasi dittatore, in quanto permette di far credere al popolo ciò che si ritiene più utile.
Questo è un libro è chiamante distopico. Per distopia s'intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine è stato coniato come opposto di utopia ed è soprattutto utilizzato come riferimento alla rappresentazione di una società fittizia (spesso ambientata in un futuro prossimo) nella quale le tendenze sociali sono portate a estremi apocalittici.
Diciamo che questo libro può essere letto sotto tre livelli di lettura: il primo è quello di favola che ammonisce a “Non credere alle favole”. Il secondo, è quello di critica ai sistemi comunisti in genere. Il terzo, che possiamo dire il più profondo e quello che racchiude il messaggio principale del libro, è quello di aspra critica a tutti i regimi che nascono come rivoluzionario-popolari e poi degenerano in regimi totalitari.
Lo stile di scrittura è molto semplice e scorrevole ma curato. Fa apparire un messaggio senza tempo, cioè quello di non credere ciecamente al potere, di non seguire il gregge né di compiere azioni perché le compie la massa.
È un romanzo che è un inno al ragionamento, lo consiglio a tutti, perché si fissi nelle menti delle persone che ognuno deve prestare orecchio alle parole di tutti, per poi farsi un'idea propria; di non seguire le masse sempre e comunque, di sedersi dalla parte sbagliata del tavolo, di leggere anche controcorrente per non pensare come la pensano tutti.
Presunto innocente, in originale “Presumed Innocent” è un libro del 1987 di Scott Turow che è uno scrittore e avvocato penalista statunitense: è uno dei maggiori esponenti del genere thriller legale e dai suoi romanzi sono stati tratti diversi film e produzioni televisive, ovviamente tutti ricordiamo il film tratto da questo libro del 1990 diretto da Alan J. Pakula, interpretato da Harrison Ford.
La trama è presto scritta: il vice procuratore capo Rusty Sabich ottiene l'incarico di indagare sull'omicidio della collega Caroline Polhemus, con cui in passato ha avuto una turbolenta relazione extraconiugale. Ma, durante le indagini, i sospetti ricadono su di lui, e in molti lo ritengono colpevole. Con l'aiuto dell'avvocato Sandy Stern cercherà di difendersi.
Il libro fu un best-seller ed uscì accompagnato da voci entusiastiche, anche in Italia, sbancò le classifiche e ancora oggi giunto all'ennesima ristampa, il libro viene comperato e letto, probabilmente la formula molto semplice del delitto e sull'inchiesta per scoprirlo, ancora una volta vince.
La struttura del romanzo, non ha nulla di innovativo, anzi la malizia dell'autore ha mescolato tutti i vari stereotipi del caso e li ha frullati in un bel mixer, il linguaggio è crudo e spietato, con scene di sesso; scorre veloce tra sangue, piccoli e grandi vizi, risultati incerti e ambiguità irrisolte.
Il tutto è basato sullo svelamento dell'enigma, disseminando tracce in tutto il romanzo e il dibattimento sarà l'occasione per analizzarle, ricomporle, smembrarle, sezionarle. Esse si intrecciano con abilità, tinteggiate da flash-back sui rapporti privati tra il protagonista e l'uccisa, sua collega d'ufficio. Lo stesso Rusty viene incaricato delle indagini, ma presto ne sarà esautorato perché accusato egli stesso dell'omicidio.
Molto belle e ben descritte le parti del dibattimento in aula, anche qui con il solito stereotipo dei processi americani che ormai conosciamo a memoria, ma che affascinano sempre.
Un bel romanzo da cui è stato tratto un bellissimo film in cui il lettore viene lasciato solo a decifrare la matassa.
Fontamara è il primo romanzo di Ignazio Silone, scrittore abruzzese e che in Abruzzo ha ambientato le sue opere più significative. Il romanzo è il più noto di quelli scritti da questo autore. Tradotto in decine di lingue, conseguì immediato riconoscimento di pubblico in tutto il mondo, in Europa, America e Asia. Il libro venne scritto in Svizzera, dove lo scrittore era immigrato, tradotto in tedesco e fu poi diffuso clandestinamente in italiano; solo nel 1949 verrà pubblicata, per Mondadori, una prima edizione nella lingua originale. La sua descrizione offre uno spaccato tremendo dell'universo contadino analfabeta dei «cafoni» delle montagne d'Abruzzo al tempo della dittatura fascista. Nonostante il provincialismo delle ambientazioni, più ancora che in Italia, Fontamara fu letto e apprezzato all'estero, dagli Stati Uniti ai paesi del Terzo Mondo, dove diventò il libro simbolo della volontà di riscatto degli “ultimi”. Dal romanzo è stato tratto il film Fontamara di Carlo Lizzani, trasmesso a puntate negli anni ottanta dalla Rai.
Il paese dove i fatti sono ambientati, è quello del suo paese natìo, Pescina: un paesino sottosviluppato, arretrato economicamente e tecnologicamente. Peggio ancora, il microcosmo umano che ci vive è condannato endemicamente all'ingiustizia e alla povertà, scandite dall'immutabile succedersi dei tempi legati all'agricoltura: la semina, l'insolfatura, la mietitura e la vendemmia. Si narra le tristi vicende di contadini poveri e di altre misere persone; la monotona vita di queste persone viene sconvolta dall'arrivo nel paese del cav. Pelino, un impiegato del comune venuto a raccogliere firme per una “petizione” del governo. Ma ben più sconvolgente è la vista da parte dei Fontamaresi di lavori di deviazione del fiume, unica risorsa d'acqua del paese. Le donne allora si recano nella città, dove, dopo essere state vergognosamente derise, riescono a capire che il mandante dell'opera è un certo Impresario, ricchissimo imprenditore fascista nominato anche podestà. Inevitabile è il conflitto tra i Fontamaresi e l'Impresario; una truffa quindi, che porterà via tutta l'acqua al paese. Intanto agli occhi del paese giunge la speranza di una ridistribuzione delle terre, ma anche questa sarà un'illusione per tutti. Qualche tempo dopo a Fontamara si verifica una spaventosa irruzione delle camicie nere, che sparano verso la chiesa, violentano delle donne e, dopo aver fatto delle domande ai Fontamaresi, segnano il loro paese come nemico del regime. Si riapre poi la questione del fiume, che si conclude con la cessione totale della risorsa idrica per un periodo di tempo che dura cinquant'anni, ma che viene detto ai Fontamaresi come cinque lustri, trovando appoggio sulla loro ignoranza. L'assenza di acqua provoca, oltre alla fame, il suicidio di Teofilo, responsabile della chiesa; la partenza a Roma di Berardo Viola, il fontamarese più rivoluzionario, con in mente idee di libertà e di uguaglianza. Ma la sua partenza a Roma non porterà buoni frutti: Berardo non trova lavoro, anzi viene messo in carcere e lì giustiziato, per aver confessato di essere il Solito Sconosciuto, un uomo a cui i Fascisti attribuivano la colpa di tutte le stampe clandestine contro il regime. La vicenda si conclude con la spedizione punitiva dei Fascisti nei confronti di Fontamara, che intanto aveva avviato la produzione di un giornale che elencava tutte le ingiustizie commesse; la morte di personalità di rilievo nel paesino come il generale Baldissera e Scarpone, e la salvezza invece di Matalè, Giovanni e del loro figlio.
Silone scrive in maniera molto leggibile, narrando l'azione in maniera umile, questo perché, come teorizza Dante Alighieri, lo stile deve adattarsi all'argomento, e se si parla del mondo agricolo, allora anche la forma sarà umile. Semplice nella trama e nel linguaggio, il romanzo ha a volte il tono di una fiaba: il libro è una denuncia contro i potenti e le autorità e chiaramente rivolta contro il fascismo e la dura repressione contro i rivoluzionari attuata anche con la pena capitale. Si pone l'aspetto sulla tremenda differenza tra quelli che chiama “cafoni”, ovvero i contadini poveri che popolano sia Fontamara sia tanti paesi simili in tutto il mondo che lavorano la terra non per guadagnare, ma per sopravvivere, che si sforzano di estinguere i debiti contratti per superare l'inverno precedente, che parlano solo dialetto, che sono ricchi se hanno un asino o un mulo; ed i cittadini che cambiano il mondo, lasciando i Fontamaresi spettatori.
Il libro mi è piaciuto? No, per nulla e per niente, questa è una di quelle letture scolastiche imposte, talmente lontane dalla mia personale indole che sono arrivato ad odiarne autore, contenuto e contenitore. E' un libro triste, piatto, lento e noioso che per ogni singola pagina non fa altro che abbruttire e ripetere all'infinito quanto sono ignoranti i “cafoni” protagonisti. Sarò sicuramente prevenuto, probabilmente io stesso “cafone”, ma non c'è niente da fare, questo libro è indissolubilmente marchiato a fuoco nella mia mente come bruttura infinita.
In Fontamara regna sovrana la rassegnazione, e questo mi ha portato, fin dalle prime pagine, a leggere con lo sconforto nella mente. E il ricordo di questa lettura sarà per me, sempre sconfortante.
Credo che in Italia sia uno dei pochi ad avere questo libro del 1933; perchè è nella mia libreria? Non di certo per un qualsiasi valore monetario e di certo non per la storia in esso contenuta, di cui peraltro non ricordo assolutamente nulla.
Semplicemente è il ricordo commovente e tenerissimo di una persona carissima, che adesso non c'è più. Uno dei primi libri che abbia mai tenuto in mano.
Per sempre mio.
Questo libricino piccolo piccolo, contiene un intero mondo dentro di esso. Fu uno dei primi libri che mi regalarono quando ero piccolo. Ogni tanto lo riprendo ancora in mano, soltanto per leggere qualche riga qua e la o soltanto per guardare quella copertina ormai tutta sgualcita. Un grande insegnamento per tutti. Un manuale di vita. Una storia che ti insegna a inseguire i tuoi sogni, a realizzarli, a non conformarti a ciò che pensano o alle azioni che compiono gli altri, ma di elevarti al di sopra di tutti, perchè hai un sogno e lo vuoi realizzare. Insegna la libertà, ti apre la mente, ti fa amare semplicemente la vita. E' strano che una cosa così piccola e leggera alla mano, possa contenere così tanto...